FINALISTA PREMIO COMEL 20-21

Intervista a Gennaro De Martino

di Ilaria Ferri

Artista autodidatta, Gennaro De Martino è nato a Napoli nel 1984. Cresciuto in una delle famiglie dei ceramisti di Capodimonte, sperimenta l’arte delle ceramiche sin dalla giovane età frequentando i laboratori artistici locali. In questi primi anni di attività si misura con il processo creativo di artefatti in materie plastiche. Partendo dagli elementi primari, Terra, Aria, Fuoco e Acqua, esplora l’arte mettendo le basi per quella che poi diventerà la sua poetica espressiva.

Il desiderio di comunicare attraverso l’arte, di esprimere sé stesso senza compromessi lo porta dapprima a frequentare l’Accademia di belle arti di Napoli e poi a mettersi alla prova approcciando diverse discipline: dalla scrittura alla fotografia, dalla serigrafia al disegno dal vero e tecnico, collaborando attivamente con i dipartimenti di moda e di architettura.

Nel 2012, insieme ad altri artisti incontrati lungo il suo percorso, fonda l’associazione “Visionarea” e organizza vari progetti artistici e culturali come live art performances, happenings, istallazioni artistiche, lavori di street art, realizzazione di cortometraggi d’autore.

Nasci in una famiglia di ceramisti di Capodimonte, un’antica tradizione che porta con sé tecniche, saperi e conoscenze di cui tu hai fatto tesoro per poi applicarle anche su altri materiali. Cosa hanno significano per il tuo percorso artistico le radici di ceramista? quanto è stato importante il desiderio di esplorare nuovi ambiti, uscire dai canoni classici e dalla tradizione?

Le ceramiche sono state una delle mie prime scoperte espressive, nel contempo ero influenzato da ciò che vedevo e facevo e senza saperlo, lavorando, con il tempo sono diventato un ceramista con una profonda tradizione familiare.

Mi sono chiesto se fossi tale. Ma io sono un ceramista? Beh come puoi capire la risposta è stata “ni”, è solo una delle tante cose che so fare, il carattere mi ha portato ad esplorare imparare sperimentare e liberarmi. Era inevitabile allontanarsi, più che il desiderio era l’esperienza a farmi uscire, non mi chiedo che cosa devo fare, ma perché sto lo sto facendo.

Dopo la ceramica, hai sperimentando presto l’argilla e poi ti sei dedicato anche ad altri materiali, come i metalli. Con quali oggi ti senti più a tuo agio? Quali ti consentono di esprimerti meglio?

Esistono tanti materiali in natura, di per sé anche il corpo è un materiale, ed anche il pensiero, non credo di saper rispondere precisamente a questa domanda, io mi esprimo con quello che ho.

Le tue sculture raffigurano spesso esseri fantastici che ricordano una certa cultura pop: il fumetto, il fantasy, il videogioco, il cinema. Si possono intravedere omaggi, citazioni, che si arricchiscono della tua capacità tecnica e di una certa “drammatizzazione” delle posture, dei movimenti. Da dove trai maggiore ispirazione? Che messaggio veicolano queste creature? Come mai le prediligi?

Il sogno, le pulsioni, ho speso molto tempo usando l’immaginazione mischiata ad un vita solitaria e, più di tutto, il sogno, il luogo dove tutto si può manifestare, posti, persone, sentimenti, paranoie, profezie, demoni, animali.
Altre un osservazione mentale, oppure a volte può essere un evento inaspettato, di sicuro alla base di ogni creazione c’è un emozione, qualcosa che si sta esplorando, e questa può arrivare da un momento all altro consapevoli o non. Il loro messaggio è intrinsecamente una forma di liberazione, sono strettamente legate al mio stato e livello di coscienza, sono loro che prediligono me.

Hai sperimentato tante forme di espressione visiva e non solo: dalla scrittura alla fotografia, dalla grafica alla serigrafia, dal disegno dal vero e tecnico fino ad arrivare all’organizzazione di eventi artistici e culturali. Si nota una reale urgenza di comunicare, di trasmettere idee e contenuti, di esprimere te stesso. L’arte per te è uno strumento per entrare in contatto con gli altri o per avviare un’indagine introspettiva?

Direi per entrambe le cose, ma soprattutto per guarire, migliorare, ed impazzire in maniera sana. L’urgenza tuttora si sente ancora più forte, le distrazioni in un mondo nevrotizzato dal consumismo sono come la serotonina. Non mi dilungo perché inizierei a viaggiare con l’immaginazione ma ci vorrebbe un’alternativa.

Si legge nella tua biografia che i quattro elementi primari sono le basi della tua poetica espressiva, in cosa consiste secondo te? Quale è stato il tuo percorso finora e cosa ti incuriosisce e vuoi provare a sperimentare?

Ogni elemento della natura porta con sé aspetti e messaggi nella realtà, emozioni acqua, intelletto aria, corpo terra, creatività fuoco. Ogni Elemento va curato essi sono la base.
Come prossima tappa mi piacerebbe sperimentare il teatro, il vetro di Murano, la bodyart e land art. Per la land art ultimamente pensavo di costruire, paesaggi e territori di guerra isolati in ambienti circoscritti protetti da mura antiatomiche per proteggere i civili, chi conquista la bandiera ha i benefici del territorio. Tutti gli aderenti alla guerra devono essere all’interno di questo paesaggio esclusivo e tutto viene trasmesso in diretta con migliaia di videocamere. La guerra è un fenomeno naturale, non finirà mai, e in parole semplici la mia proposta artistica di pace è creare la culla per la guerra.

Hai partecipato al Premio COMEL con l’opera Vita Nova, un delicato intreccio di alluminio e altri metalli che crea una figura antropomorfa profondamente legata al mondo vegetale che evoca i legami famigliari, ma anche una connessione primitiva dell’Uomo con la Natura. Come è stata per te questa esperienza? Come è nata l’idea di partecipare? Era la prima volta che utilizzavi l’alluminio?

Non ti nego che nel periodo di partecipazione per vari motivi personali ero molto stressato, avrei voluto essere più presente. L’esperienza è stata Stimolante, positiva, una rarità in un periodo storicamente buio. L’idea nasce da sé, mentre sperimentavo con un nuovo materiale ho cercato un campo di confronto, per conoscere chi ne sa più di me e mettermi alla prova.

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