PREMIO COMEL 2025
Intervista ad Alice Corbetta
di Ilaria Ferri
Alice Corbetta (Milano, 1964), diplomata in Pittura all’Accademia di Brera con Gottardo Ortelli, inizia con incisioni per il volume Lunaria di Antonio Mercurio. Negli anni ’90 collabora con aziende della moda e sviluppa progetti di design e collezioni di tappeti per società italiane e belghe. Dal 2007 vive in Toscana, dove concentra la sua ricerca sulla matericità e sulle superfici, sperimentando calce, pigmenti e metalli ossidati. Le sue opere, caratterizzate da texture profonde e quasi tridimensionali, sono state presentate in mostre pubbliche e private.
Hai vinto la XII edizione del Premio COMEL con l’opera “Memorie in superficie”. In questo lavoro racconti di voler trasformare la modernità fredda del metallo in una superficie quasi archeologica. I fogli di alluminio diventano la pelle vissuta di materiali trattati che sembrano portare con sé anni, secoli, vicissitudini. Come è nata l’idea di questa opera?
Le mie opere sono narrazioni tattili: in particolare in questo quadro ho voluto creare un linguaggio attraverso le forme di texture e la superficie in alluminio che riflette la luce. Ogni dettaglio è pensato come un gesto, un’armonia di contrasti tra la solidità della materia e la leggerezza della luce.
Come hai scoperto l’alluminio e che esperienza è stata lavorarlo?
Ho una passione per i metalli e li utilizzo spesso nelle mie creazioni. In particolare l’alluminio è leggero, duttile e resistente alla corrosione. Mi piace molto come riflette la luce, direi che ha un certo “calore”.
La natura del Tempo, Galleria Focus Palazzo Corsini, 2025
l critico Carlo Giorgetti definisce i tuoi lavori “supporti artistici utili a stimolare l’interpretazione personale di ognuno”. Quanto è importante per te instaurare un dialogo con chi osserva le tue opere? Ritieni che l’arte abbia una dimensione maieutica?
Mi affascina molto questa possibilità, poiché la creazione di un’opera è per me la cristallizzazione di un processo interiore, e diviene dialogo vivo quando è attivatore nell’osservatore di densità emozionale. L’osservatore è come uno specchio riflettente, che esprime attraverso la sua percezione e sensibilità una sua personale narrazione che arricchisce la mia visione. Ritengo che l’Arte sia espressione fondamentale nell’esistenza umana, e talvolta può avere una dimensione maieutica.
Il tema della memoria e quello del tempo tornano spesso nei tuoi lavori, anche attraverso materiali che portano in sé trasformazioni — ossidi, pigmenti, argille, metalli — capaci di mutare nel corso degli anni. Quanto conta per te il ricordo, e in che modo questi materiali “in evoluzione” contribuiscono a restituire il trascorrere del tempo nelle tue opere? Ti affascina l’idea che l’opera continui a cambiare anche dopo il suo completamento?
Interpreto la memoria come stratificazioni di emozioni, dove l’affioramento del vissuto diventa reperto. La memoria è legata al concetto di Tempo. Il Tempo è una convenzione inventata dagli umani per contenere lo Spazio. Personalmente visualizzo questo scorrimento temporale come un flusso circolare e non lineare, in cui tutto accade ora e ciò che esiste è solo il momento presente.

Esopianeta, 2023

Son figlia della Terra e del Cielo stellato – Galleria La Fonderia, Firenze
Usi materiali diversi — tele, tavole, juta, argilla, metalli, fino ai più rari come il Bolo d’Armenia. Li trasformi, li sottoponi a lavorazioni complesse. Quali senti più affini? Come scegli il materiale giusto per un’idea?
Mi piace pensarmi come un’alchimista: attraverso la sperimentazione e la riscoperta di antiche tecniche, ho trovato il mio linguaggio espressivo. Così è l’idea che mi suggerisce i giusti materiali per manifestarla.
Nel tuo processo creativo quanto conta la progettazione preliminare e quanto, invece, nasce direttamente dal contatto con la materia? E, all’interno di questo percorso, c’è un passaggio specifico — preparazione del supporto, stratificazione, ossidazione o finitura — che consideri il vero “cuore” dell’opera?
Prima di tutto c’è una visione, come un sogno, di ciò che vorrei fare, poi si trasforma con la materia. Una sorta di compenetrazione di esperienza. L’opera ha anche una sua indipendenza e talvolta attraverso il fare e la materia conduce a risultati inaspettati: e questo mi meraviglia ogni volta!
In ogni modo, Mostra Fornace Pasquinucci
Realizzi anche decorazioni per interni e interventi su arredi: un aspetto diverso ma coerente con la tua capacità di lavorare materiali e tecniche complesse. Tra la componente creativa e quella artigianale, quale senti più tua?
Entrambe, ognuna nutre l’altra, poiché ogni esperienza mi arricchisce. Mi piace moltissimo applicare la mia ricerca artistica in un progetto di design e realizzare oggetti o mobili che possono trasmettere bellezza nella quotidianità dello spazio abitato.
San Lorenzo – Main Deck Salon
Come immagini l’evoluzione del tuo lavoro nei prossimi anni? Pensi che continuerai a esplorare la materia, o vorresti aprire nuove direzioni?
Penso che continuerò a usare i materiali, anche nuovi, perché è molto affascinante l’interazione che si crea con essi, è sempre una sfida e una nuova avventura.







