PREMIO COMEL 2025
Intervista a Katharina Maria Wimmer
di Dafne Crocella
Katharina Maria Wimmer (*2002, Vienna) vive a Salisburgo e lavora e studia a Linz. Ha iniziato i suoi studi in Belle Arti nel 2021 presso la Kunstuniversität Linz nella classe di fotografia artistica di Lucie Stahl e, dal 2025, prosegue nella classe di scultura e ambiente di Bankleer. Dal 2024 è membro di FOTOHOF a Salisburgo. La sua pratica artistica esplora le narrazioni della modernità, il concetto di progresso e i processi di formazione dell’identità, concentrandosi sulle strutture e sulle disuguaglianze spesso invisibili che ne stanno alla base. Attraverso fotografia e oggetti, rende tangibili strutture sociali e dinamiche complesse, invitando a una riflessione critica su sistemi e narrazioni familiari. Wimmer ha partecipato a mostre collettive, contribuito a pubblicazioni e ricevuto borse di studio internazionali. Nel 2025 è stata nominata al Simacek Award di Vienna e ha ricevuto una borsa di studio di merito dalla Kunstuniversität Linz. Nel 2024 ha ottenuto il Talent Prize di Energie AG e nel 2023 il Promotion Prize for Female Artists della Kunstuniversität Linz.
Un sottile foglio di alluminio con un delicato testo dattiloscritto. Piccoli segni sovrapposti, visibili e pronti a scomparire a seconda dell’angolo della luce o della vicinanza dello sguardo. Un’opera che ha colpito la giuria del Premio COMEL, che l’ha selezionata tra centinaia, scegliendola come una delle 13 finaliste dell’edizione 2025. Come hai vissuto questo riconoscimento? Che cosa desideravi comunicare con quest’opera?
L’opera full identity / absolute form / total logic affronta il desiderio di autoassicurazione e autostima, così come il fallimento di questo processo nel contesto sociale. Con questo lavoro cerco di rendere esteticamente percepibile la funzione dei concetti di identità e il loro effetto nei processi di socializzazione degli individui. L’opera tenta di rivelare l’interazione di diversi fenomeni che si verificano simultaneamente. Intendo “full identity” come il completo assorbimento di un individuo in una singola caratteristica identitaria. Vedo invece “total logic” come strutture sociali che si inscrivono negli individui come una logica fondamentale.
L’opera combina la precisione grafica dei tasti della macchina da scrivere con la delicatezza dell’evanescenza, quasi come i suggerimenti di un sogno. Presenza e assenza sembrano fondersi in un dialogo non verbale che è allo stesso tempo estremamente razionale perché legato alla scrittura. Avvicinandoci all’opera, intravediamo alcune parole, solo per perderle e cercarle di nuovo, come nel ricordo di un sogno. C’è un messaggio nascosto tra le parole incise sull’alluminio?
Le coppie di parole utilizzate nell’opera non formano di per sé un’affermazione autonoma. Il loro significato emerge solo in relazione alla specifica scrittura. Da un lato, il processo di ripetizione e sovrapposizione degli stessi termini rende le parole più difficili da leggere. Dall’altro, le lettere si intrecciano formando un pattern: l’intreccio preciso dei caratteri rivela esteticamente ciò a cui i tre binomi di parole si riferiscono sul piano contenutistico.
Absolute form (detail)
L’opera ha tre titoli: Full Identity, Absolute Form e Total Logic. Sono i tre titoli dei tre strati testuali? Puoi dirci qualcosa su questa sovrapposizione e sulla tecnica utilizzata per creare il pezzo finale?
I tre termini del titolo corrispondono alle parole che sono state dattiloscritte sulla superficie di alluminio. In origine, l’opera era composta da tre fogli di alluminio separati. Per la candidatura al Premio COMEL ho combinato questi tre lavori in un’unica immagine, unificando anche il titolo. Nell’opera che ho rielaborato per il Premio COMEL, i pattern dei rispettivi termini si fondono tra loro. Per me, questa sovrapposizione rende l’interazione dei singoli fenomeni più concreta di quanto sarebbe stato possibile con tre fogli separati.
Il tema della 12ª edizione del Premio COMEL è legato alla forza, intesa sia da una prospettiva tecnica e materiale sia da una concettuale. In che modo il tuo lavoro risponde a questo tema? Come ti sei confrontata con l’idea di forza? Si tratta di una linea di ricerca concettuale che compare anche in altre tue opere?
Ho affrontato il tema della “forza silenziosa” considerando le attribuzioni identitarie e le strutture sociali come predeterminate e fisse, e affrontando gli effetti della completa codificazione degli individui. Vivo quest’area di tensione come molto stabile e allo stesso tempo spesso inosservata. Trovo una tensione simile nel materiale alluminio. Come foglio, è leggero, stabile, ma anche estremamente sensibile e fragile. Ogni tocco può modificare o danneggiare permanentemente la superficie. Per me, questa tensione del materiale riflette la rigidità e la fragilità delle norme e delle strutture sociali.
Questo vale anche per le mie altre opere. Come artista, metto in relazione il lavoro con le condizioni materiali delle società moderne. Cerco quindi di comunicare i rapporti di produzione attraverso il materiale utilizzato.
Hai già lavorato con l’alluminio. Nel tuo percorso artistico ci sono anche opere di grande formato realizzate in alluminio. Quando hai iniziato a usare questo materiale e perché? Quali caratteristiche riconosci in esso dal punto di vista artistico?
Per full identity / absolute form / total logic ho sperimentato con la comune carta stagnola da cucina e ho testato il materiale. Per me ciò ha significato anche ricercarne l’uso, la storia, la produzione e l’origine. Il trittico full identity / absolute form / total logic è stato il mio primo lavoro con l’alluminio. Successivamente ho utilizzato questo materiale anche per formati più grandi. Ciò che apprezzo particolarmente dell’alluminio fortemente pressato e sottilmente laminato è la sua lucentezza, che riflette ma non produce un’immagine speculare completa. L’alluminio è un materiale versatile. Sebbene i fogli siano relativamente resistenti allo strappo, possono essere alterati irreversibilmente dal minimo tocco. Vedo questa simultaneità di proprietà apparentemente contraddittorie come un parallelo al concetto dell’opera full identity / absolute form / total logic.
Continuous Scan
Continuous Scan (detail)
Puoi dirci qualcosa sul tuo percorso formativo? Ci sono maestri del passato ai quali ti senti particolarmente legata? Se sì, perché?
Attualmente studio arti visive a Linz, con specializzazione in scultura e ambiente. Prima di allora, il mio focus era più sulla fotografia, ma durante gli studi mi sono interessata sempre di più al lavoro oggettuale e installativo, iniziando a lavorare in questo campo. Sono influenzata da movimenti come l’Arte Povera, gli approcci istituzionalmente critici e le pratiche concettuali. Al momento, le opere di Agata Madejska, Ryan Gander e Bertille Bak sono particolarmente importanti per me.
Il tuo lavoro è fortemente basato sul materiale e spesso coinvolge grandi formati e installazioni site-specific. Come si inserisce l’opera presentata al Premio COMEL nel tuo corpus più ampio? Fa parte di una serie? Segue un progetto di ricerca specifico?
Un filo conduttore del mio lavoro è l’esame dei materiali come portatori di processi storici e sociali. La scelta del materiale è quindi sempre una componente centrale della mia pratica artistica, che riconsidero a ogni nuovo lavoro. Vedo le mie opere come gruppi di lavoro: i singoli lavori spesso esistono in diverse fasi, varianti o elaborazioni. Esistono anche diverse serie di lavori sulla carta stagnola. L’opera presentata al Premio COMEL rappresenta una continuazione autonoma del trittico full identity / absolute form / total logic. Le opere realizzate attorno al materiale alluminio affrontano tutte i discorsi sull’identità e la loro mediazione sociale, ma si concentrano su contenuti diversi a seconda dei termini utilizzati.

Futuro Anteriore

Rund Gang
La scrittura compare in diverse tue opere, come More is More o Time Broke Down As We Switched On Light. Che ruolo ha il testo scritto nel tuo lavoro? La tua scelta compositiva è guidata più dall’estetica dei caratteri o dal concetto espresso dal testo?
La decisione di usare il testo è innanzitutto concettuale. Tratto il testo in modo simile a un materiale o a un metodo di lavoro. Nella mia arte cerco di utilizzare il testo non come uno strumento, ad esempio per fornire formulazioni univoche, ma piuttosto per creare una costellazione di diversi livelli di fenomeni.
Puoi dirci qualcosa sui tuoi prossimi progetti?
Nel mio lavoro attuale mi occupo sempre più dei conflitti legati alle risorse, del discorso sociale che li circonda e della militarizzazione associata. Dopo aver recentemente completato un lavoro fotografico su questo tema, sto ora lavorando a interpretazioni scultoree. Sto sperimentando diversi materiali ed esplorando la loro dimensione temporale. Ciò significa che mi interessa la processualità della rappresentazione e degli oggetti che sfuggono alla completezza, ad esempio attraverso il decadimento. Anche la carta stagnola gioca un ruolo nel mio lavoro attuale, questa volta non come supporto bidimensionale, ma trasformata in oggetti tridimensionali.







