PREMIO COMEL 2025
Intervista a Roberto Giordani
di Dafne Crocella
Roberto Giordani, nato a Cesena nel 1967, cresce nel laboratorio del padre, tra metallo e fuoco. Dopo esperienze in officine e cantieri metalmeccanici, si forma in restauro, scultura e disegno. Dal 1998 apre il suo laboratorio di ferro battuto; dal 2004 si dedica all’arte, creando sculture, pittura materica e design con metallo, legno, cemento e ceramica, anche riciclati. Vive in Romagna, realizza opere pubbliche e private, nel suo laboratorio ospita artisti per mostre e residenze artistiche. Le sue opere sono esposte in Italia, Taiwan, Australia, Inghilterra, Spagna, Germania, Marocco e USA.
La tua opera The Wall è stata selezionata tra le 13 finaliste della XII edizione del Premio COMEL. Un riconoscimento che si somma ad altri ricevuti nel corso della tua carriera di artista e scultore. Che valore dai a questi riconoscimenti? Sono conferme e stimoli per il tuo lavoro?
Ogni riconoscimento rappresenta un tassello fondamentale nel percorso di un artista. Essere tra i finalisti del Premio COMEL non è solo un traguardo formale da aggiungere al curriculum, ma una conferma preziosa del dialogo che la mia ricerca instaura con il pubblico e la critica. È uno stimolo a proseguire nell’indagine sulla materia, sapendo che il proprio linguaggio ha trovato un ascolto attento.
L’opera rappresenta un muro, soggetto che ritorna spesso nel tuo lavoro. Puoi raccontarci perché?
In questo caso ho presentato il muro come simbolo di una forza silenziosa nel contenimento e nella divisione, riflettendo pienamente il tema del concorso. Il muro si spoglia della sua funzione architettonica per farsi immagine duale: un elemento che separa, ma che al contempo protegge e definisce uno spazio.
Quali sono i muri a cui ti senti maggiormente legato?
Non sono legato a muri fisici specifici, l’ho utilizzato come simbolo universale. Mi affascina l’energia iconica che promana da strutture come il Muro di Berlino, la Grande Muraglia cinese o il Muro del Pianto: barriere che hanno segnato la storia e lo spirito umano, incarnando la resistenza e il limite.
Orienta Beauty – Hsinchu, Taiwan
L’opera è realizzata con una tecnica particolare perché il bassorilievo a sbalzo ha come matrice un muro reale. Di che muro si tratta?
Si tratta di una porzione delle mura storiche di Bologna, precisamente una delle dodici porte della città: Porta Saragozza.
Che valore ha per te questo muro e perché l’hai scelto per questa call?
Il valore è puramente simbolico. Fra i vari calchi realizzati, ho scelto questo perché è quello che meglio restituisce l’identità tattile e visiva del “muro” nella sua essenza costruttiva, grazie alla chiara trama dei mattoni che lo compongono.
Oltre ai muri nei tuoi lavori tornano spesso le porte. Un elemento che può apparire opposto al muro, simbolicamente chiusura e apertura, limite e possibilità. Che relazione hanno nei tuoi lavori queste immagini? Cosa rappresentano?
Le porte, presenti in questa fase della mia ricerca, sono scelte per catturare la trasformazione della materia – pietre e mattoni – operata dal tempo. Spesso questi bassorilievi in alluminio, ottenuti dal calco reale, vengono inchiostrati per trasferire l’immagine su tela; attraverso ossidazioni e macchie di ruggine, evoco ciò che si trova dalla parte opposta al calco. A volte intervengo direttamente sull’alluminio, creando una sintesi tra due dimensioni spaziali e temporali in un unico punto di vista, unendo il luogo del calco alla visione dell’altrove.
Feather – North Carolina, U.S.A.
Decomporsi – Port Macquarie, Australia
Lo sbalzo di The Wall è realizzato in alluminio. Questo dona al lavoro una luce particolare. Hai realizzato anche altri lavori con questo materiale? Che caratteristiche gli riconosci da un punto di vista artistico?
Sì, ho realizzato diverse opere in alluminio, anche forgiate. È un materiale che apprezzo molto per l’ottima plasticità e la resistenza. Dal punto di vista artistico, possiede una lucentezza e una rifrazione della luce uniche, capaci di donare all’opera una vibrazione metallica profonda che è difficile ottenere con altri materiali.
Lavori spesso sui grandi formati. Diversi tuoi lavori sono infatti opere monumentali. Puoi raccontarci qualcosa di questi progetti? E quali sono le tue opere monumentali a cui sei più affezionato e perché?
Le mie macro-sculture nascono solitamente per spazi pubblici, su commissione o durante Masterclass tenute in college e università, spesso all’estero. Sono profondamente legato a tutte le mie opere, le considero come figli: non ho preferenze assolute, ma ognuna è custode di ricordi diversi, legati alla sfida tecnica e all’esperienza umana vissuta durante la loro creazione.
Stargate, Borgo Corsignano, Italia
Oggi insegni in Italia e all’estero. Se ti guardi indietro quali sono i maestri del passato dai quali senti che hai tratto ispirazione e che hanno in qualche modo segnato il tuo percorso?
Il mio percorso è stato segnato dall’incontro con vari maestri, da Toni Benetton ad Albert Paley e Tom Joyce, fino a guardare ai grandi riferimenti della scultura come Brancusi e Calder.
Quali sono gli insegnamenti che porti oggi? E cosa senti che attrae maggiormente i giovani artisti?
Oggi trasmetto le tecniche di lavorazione dei metalli applicate alla scultura contemporanea. I giovani artisti sono profondamente affascinati dal potere della trasformazione: l’idea di poter dominare la durezza del metallo e dargli forma attraverso l’azione del fuoco.
Nel tuo lavoro oggi è particolarmente presente l’incontro umano, l’azione e il pensiero che si intrecciano con quelli dell’altro tanto che anche il tuo studio si apre spesso a incontri di stage formativi, eventi di approfondimento o manifestazioni artistiche. Da cosa è nata quest’idea? E quali sono i tuoi prossimi eventi in atelier?
L’idea nasce dalla volontà di non disperdere ciò che ho appreso in anni di ricerca e prove; insegnare le mie tecniche ai giovani è un investimento nel futuro dell’arte. Per quanto riguarda i prossimi appuntamenti, il mio studio ospiterà delle residenze artistiche, nate per offrire ad altri autori la possibilità di operare in un laboratorio attrezzato e specializzato in questo tipo di ricerca scultorea.








