PREMIO COMEL 2025
Intervista a Fabrizio Lucchesi
di Ilaria Ferri
Fabrizio Lucchesi, docente e scultore ceramista, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze e consegue qualifiche in ceramica e scultura. Dal 2001 insegna tecniche ceramiche in varie istituzioni. Ha partecipato a mostre personali e collettive in Italia e all’estero, tra cui la Biennale Internazionale di Ceramica a Jingdezhen (Cina), “Innovative Handicraft” in Francia e Bulgaria, Argillà Faenza e numerose esposizioni a Firenze, Siena e Montelupo. Le sue opere includono sculture monumentali, installazioni e sperimentazioni materiche.
Ha partecipato alla XII edizione del Premio COMEL con la fusione in alluminio Alom, una scultura dalle linee eleganti che, come lei afferma, «intende evocare la concretezza e la materialità delle immagini oniriche e, nel contempo, la loro assoluta leggerezza e immaterialità». Potrebbe raccontarci quale riflessione è alla base di questa opera?
L’idea, pensata per una scala monumentale è costruita su un gioco di forze, tensioni che inserisco quasi sempre nelle mie opere siano esse in metallo, ceramica, o altri materiali; forze e tensioni che trovano tuttavia risoluzione in un elemento che porta equilibrio e nel contempo eleganza (l’ellisse posto all’incrocio delle linee di forza). La leggerezza del alluminio la finitura a specchio smaterializzando la forma e quindi la sua tridimensionalità evocano un immagine fra sogno e veglia. Nella mia ricerca, nella realizzazione concreta delle opere cerco sempre di restituire un’immagine che sia di bellezza, di armonia pur talvolta affrontando temi di tutt’altro segno e conflittuali. Percepisco l’alluminio per le sue proprietà intrinseche leggerezza e resistenza come un materiale in un certo senso da svelare nella sua bellezza, un po’ come le immagini del sogno, che hanno bisogno di essere interpretate per parlarci degli affetti, del nostro essere interiore.
In Alom alcune caratteristiche proprie dell’alluminio — come la leggerezza e la resistenza, solo apparentemente distanti tra loro — vengono valorizzate con grande equilibrio formale. Aveva già utilizzato questo metallo in passato? Pensa di continuare a lavorarci anche in futuro?
Ho utilizzato l’alluminio per altre opere seguendo in linea di massima lo stesso pensiero: equilibrio formale e smaterializzazione dell’immagine; è un materiale non semplice da trattare dal punto di vista artistico ma sicuramente affascinante per le sue proprietà, non escludo quindi di poterlo utilizzare ancora qualora le necessità creative lo richiedano
4 Elementi
Il suo lavoro attraversa con naturalezza materiali e ambiti diversi: dai metalli alla ceramica, dalla decorazione alle opere monumentali. In questa varietà di tecniche e linguaggi, qual è il filo conduttore che tiene insieme la sua ricerca?
Alla base della mia ricerca ci sono le immagini che sorgono talvolta spontanee talvolta suggerite chiaramente da stimoli vari, intellettuali, riflessioni sociali, ambientali ecc; è l’idea, e, in seguito, la ricerca formale volta alla sua rappresentazione che mi guida nella scelta del materiale; la forma per quanto mi riguarda è fondamentale, anche nelle opere ceramiche dove è presente il colore, esso è quasi sempre subordinato, a servizio della forma.
Durante l’inaugurazione della mostra Kunstwollen, tenutasi nell’estate 2025 al Museo della Civiltà Contadina di Montecastelli Pisano, ha fatto riferimento a passaggi fondamentali della filosofia di Schopenhauer, in particolare all’idea che la materia diventi immagine solo attraverso l’intervento umano. Quanto questo pensiero ha influenzato il suo di intendere la scultura e il rapporto con la materia?
La materia di per se non ha immagine, ha una texture, una morbidezza o al contrario una durezza e diventa rappresentazione soltanto attraverso l’attività creatrice dell’artista nel porre fuori di sé un’immagine interiore. Il processo creativo che seguo raramente prevede schizzi preliminari, bozzetti, disegni, preferisco indagare, scoprire la forma attraverso un’attività mentale, diciamo disegno mentalmente per poter successivamente lasciare libere le mani nel rapporto con la materia. Il fatto di non seguire un’immagine prestabilita dai contorni netti e precisi mi consente una maggiore libertà ed apertura verso soluzioni talvolta inaspettate tuttavia coerenti con l’immagine di partenza.
Scultura monumentale in marmo (Torino)
Nello stesso contesto ha citato anche Alois Riegl e la sua concezione della decorazione come elemento capace di rafforzare la funzionalità della forma. Che ruolo ha per lei oggi la decorazione e in che modo questo principio si riflette nel suo lavoro?
Il tema della decorazione è assai complesso; il termine ha assunto storicamente una valenza negativa, si parla di un opera decorativa quando essa è priva o povera di contenuto. In realtà, come affermava Alois Riegl l’impulso decorativo è una “volontà” primaria affatto priva di contenuto anzi molto spesso necessario e fondamentale per la rappresentazione. Il termine stesso “decor-azione” ci parla di un azione volta a dare decoro, bellezza a qualcosa che non lo ha o lo ha in modo non sufficiente che sia un luogo uno spazio o altro. Decorazione è da sempre rapporto con lo spazio, architettonico, pubblico, privato ed oggi si può tranquillamente affermare che tanta arte contemporanea è sicuramente decorativa.
In un’ottica in cui la condivisione del sapere contribuisce a moltiplicarlo, quanto l’attività di docente incide sulla sua pratica artistica? E quanto, al contrario, il lavoro in studio arricchisce il suo insegnamento?
Diciamo sono due elementi che convivono si nutrono a vicenda, il rapporto con gli studenti è stimolante e pieno di sfide, la ricerca personale in tal senso aiuta a risolvere, trovare soluzioni, talvolta indicare un percorso che potrebbe essere interessante per lo studente in formazione
La scultura implica un rapporto diretto e fisico con i materiali, un vero e proprio “mettere le mani in pasta” per dare forma alle idee. Come si articola il suo processo di lavoro? Parte da un’idea da sviluppare o da un materiale che la incuriosisce e guida il progetto?
Il materiale non guida mai il mio progetto, può quindi di volta in volta variare a servizio dell’idea.
Guardando ai suoi percorsi più recenti, in quale direzione sente di voler portare la sua ricerca nei prossimi anni?
E’ una domanda difficile: la direzione deriva dagli stimoli che ricevo quotidianamente, sociali, ambientali, politici, per cui potrei dire che è il rapporto con la realtà che guida la mia ricerca. I miei ultimi lavori in particolare le installazioni ceramiche sono indirizzate verso temi quali la natura, la sostenibilità ambientale, temi affrontati tuttavia privilegiando sempre l’aspetto estetico emozionale piuttosto che l’aspetto scientifico.










