PREMIO COMEL 2025
Intervista a Simona Mastropietro
di Ilaria Ferri
Simona Mastropietro, nata a Sesto San Giovanni nel 2003, si diploma in Grafica e Comunicazione nel 2022 e studia Grafica d’Arte all’Accademia di Belle Arti di Brera. La sua ricerca esplora memoria, percezione e narrazione visiva. Ha esposto in mostre e festival tra Milano, Viggiù e Ziano Piacentino, partecipando a concorsi internazionali come Metropoli di Torino, e pubblicando illustrazioni su Turbine Magazine. Le sue opere traducono esperienze quotidiane e riflessioni sul contemporaneo in immagini evocative.
Con Gesture II hai ricevuto la menzione speciale da parte della giuria della XII edizione del Premio COMEL. Cosa ha significato per te essere selezionata tra i 13 finalisti e vedere poi il tuo lavoro riconosciuto con questo premio?
Ricevere la menzione speciale è stato per me motivo di grande soddisfazione. Essere selezionata tra un numero così elevato di candidature mi ha fatto sentire ascoltata e, soprattutto, mi ha confermato che sto procedendo nella direzione giusta. Questo riconoscimento mi ha spinta a credere di più nelle mie potenzialità e nel percorso che sto costruendo, dandogli ancora più valore e consapevolezza.
La tua opera, parte di una serie più ampia, nasce dall’incontro tra due modalità differenti: l’antica tecnica calcografica e una pittura gestuale prettamente moderna. Questo connubio dà vita a una sorta di incisione 2.0, una rilettura moderna e informale di una tecnica secolare. Come è nata l’idea di lavorare con questo processo e perché hai scelto proprio l’alluminio come matrice?
L’idea di lavorare in questo modo è nata all’inizio del mio percorso in Accademia, quando ho iniziato a studiare incisione e ho conosciuto il mio professore, Giorgio Frassi, che stimo profondamente. Attraverso il suo insegnamento ho scoperto il lavoro di Pierre Soulages, che utilizza la lastra non come un semplice supporto su cui incidere dei segni, ma come un elemento attivo, in cui la lastra stessa diventa segno. Questo approccio mi ha permesso di guardare alla calcografia da un altro punto di vista e di comprenderne le molteplici possibilità espressive. Mi sono chiesta perché usare la lastra come un foglio su cui disegnare per poi trasferire l’immagine su un altro supporto, quando invece la lastra può essere pensata direttamente come segno, come gesto, che verrà poi stampato. Ho scelto l’alluminio perchè è un materiale molto versatile e nel mio modo di lavorare mi permette di assistere in tempo reale al consumo della materia. Mi interessa vedere l’alluminio reagire all’acido, sciogliersi, trasformarsi, e avere un controllo diretto e fisico su tutto il processo. Anche la velocità con cui questo avviene è per me fondamentale, perché rispecchia la natura immediata del mio lavoro.
Gesture II, 2025 (particolare)
Senza titolo, 2024, matrice in alluminio (sx) e stampa calcografica a 2 colori (dx)
Le stampe derivate dalle matrici in alluminio, realizzate sia su carta sia su altri supporti, sono caratterizzate da un uso intenso del colore e richiamano il mondo dei graffiti e una forma di scrittura ancestrale. Affermi: “Il mio lavoro nasce dalla necessità di liberare energia attraverso una forma di scrittura gestuale, unendo la dinamicità, il caos e il rumore urbano con i colori e la luminosità della natura”. In che modo questa energia si traduce concretamente nel tuo processo di lavoro e quale relazione cerchi tra segno, gesto e superficie?
Il mio processo di lavoro nasce principalmente dalla mia emotività e da ciò che vivo in un determinato periodo. Le sensazioni, le tensioni e le esperienze quotidiane vengono assorbite e poi liberate attraverso il lavoro, che diventa una sorta di sfogo personale. L’utilizzo di una modalità gestuale, istintiva e a tratti violenta, mi permette di scaricare questa energia: è come se, attraverso il gesto, riuscissi a togliermi un peso e a elaborare ciò che ho vissuto, superandolo. I miei lavori sono quindi il risultato diretto della mia esperienza quotidiana. Vivo in una città e, camminando, sono costantemente circondata da strade attraversate da rumori, clacson, segni, scritte e graffiti. Questo immaginario urbano entra naturalmente nel mio lavoro. I graffiti, in particolare, rappresentano per me una forma estremamente liberatoria, perché permettono di intervenire su superfici ampie e coinvolgono il corpo in modo totale. E’ una dimensione che ritrovo nel mio modo di lavorare, sia sulla tela sia, come in questo caso, sull’alluminio, dove il gesto diventa centrale.
Senzo titolo, 2024, spray acrilico e xilografia su lenzuolo
Senzo titolo, 2025, spray acrilico e xilografia su lenzuolo,
Attualmente studi Grafica d’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Cosa ti ha avvicinata all’arte e quali artisti o correnti hanno maggiormente influenzato la tua formazione?
Il mio avvicinamento all’arte è qualcosa che sento di aver avuto dentro fin da bambina. Ho sempre disegnato in ogni momento della giornata e sono cresciuta in un contesto che ha incoraggiato molto la mia creatività e manualità: quando tornavo da scuola, con mia zia, mi dedicavo a lavori creativi, divertenti per una bambina. Inoltre, ho sempre avuto il forte desiderio di aiutare mio padre in qualsiasi lavoro manuale sia che fosse tagliare il legno, dipingere, aggiustare cose… Questo ha alimentato fin da subito il mio interesse per il fare, per il lavoro diretto con le mani e con i materiali. Nel mio percorso di formazione sono stata influenzata da artisti come Pierre Soulages, citato prima; Sigmar Polke, per la sua libertà di contaminare tecniche e materiali; Julie Mehretu, per la stratificazione complessa e la dinamicità delle composizioni; Robert Rauschenberg; Albert Oehlen; Katharina Grosse. Tra gli artisti più recenti reputo molto interessanti i Brinanovara.
Che cosa rappresenta per te l’arte? È soprattutto un mezzo di espressione personale o uno strumento per esplorare e interpretare ciò che ti circonda? È un linguaggio che ti connette all’esterno o che ti permette di dire più di quanto potresti fare con le parole?
Per me l’arte rappresenta una sorta di visione, un modo per guardare le cose da un altro punto di vista. E’ sia un mezzo di espressione personale sia uno strumento per esplorare e interpretare ciò che mi circonda, perché attraverso la mia espressione personale riesco a dare forma a ciò che vivo e percepisco. Scelgo questo linguaggio perché a parole non riuscirei a esprimermi allo stesso modo, né mi sentirei altrettanto soddisfatta. L’arte diventa per me uno spazio di libertà e di comunicazione profonda. Sono felice se chi guarda i miei lavori riesce a riconoscersi nell’energia che trasmettono e, in qualche modo, a sentirsi libero a sua volta. Per me questo scambio, anche silenzioso, è una parte importante del senso del fare arte.
Senzo titolo, 2025, spray acrilico e xilografia su lenzuolo,
Nonostante il tuo percorso artistico sia ancora agli inizi, il tuo lavoro mostra già una direzione di ricerca riconoscibile e un linguaggio personale. Quali temi e quali tecniche senti di voler approfondire nei prossimi anni?
Nei prossimi anni sento di voler approfondire il concetto di confine nei miei lavori, sia a livello spaziale che fisico. Mi interessa sperimentare come i limiti della tela possano essere superati, inglobando oggetti provenienti dal mondo esterno o estendendo il mio lavoro oltre i bordi convenzionali, fino a farlo dialogare direttamente con lo spazio circostante. Voglio che i miei lavori non siano solo contenuti in uno spazio delimitato, ma che abbiano la possibilità di “uscire”.









