PREMIO COMEL 2025
Intervista a Mario Viezzoli
di Dafne Crocella
Mario Viezzoli, nato a Trieste, ha studiato all’Istituto Statale d’Arte E. e U. Nordio. Nel 1970 si trasferisce a Padova e inizia come industrial designer per casa e ufficio. Si occupa anche di interior design, retail e contract. Appassionato di fotografia e comunicazione visiva, fonda nel 1981 la Vision s.r.l., Studio dell’Immagine, di cui è art director. Ha coordinato progetti alla Longato Arredamenti, vinto il Compasso d’Oro ADI nel 1979 e il Premio Caffetto nel 2025. Le sue opere visive si basano su un metodo compositivo matematico-musicale.
La tua opera Opera Traforo 100, oltre ad essere stata selezionata tra le 13 finaliste della XII edizione del Premio COMEL è stata anche insignita di una Menzione Speciale della Giuria per la sua “originale e metaforica interpretazione visiva di una struttura musicale, resa con un poetico assetto spaziale, astratto e concettuale.” Da cosa nasce l’idea di quest’opera?
Tutte le mie opere sono strutturate da un preciso metodo compositivo di tipo matematico-musicale (il V-Modulus) che, attraverso l’impiego di “quattro note” (4 posizioni) si possono esprimere in uno spartito, il tetragramma appunto, dando luogo a una traduzione in “suono” delle stesse; un po’ come ogni “conchiglia” esprime un suo suono, diverso da tutte le altre. “Traforo 100” è quindi l’espressione di un nuovo codice, non solo visivo ma anche sonoro, una sorta di linguaggio universale, concretizzato in molteplici proposte che interpretano di volta in volta lo spirito, le connotazioni e le contraddizioni dei nostri giorni.
L’opera è effettivamente una rappresentazione metaforica di una musica. Infatti ad accompagnare la struttura in alluminio c’è una sorta di partitura. Puoi spiegarci l’origine di questa scrittura musicale?
Traforo 100
Nel tuo lavoro torna frequentemente l’elemento musicale. Che rapporto hai con la musica nel tuo percorso biografico? Pensi che forme d’arte apparentemente diverse possano trovare terreni d’espressione comune? Nella tua ricerca artistica ritornano momenti di incontro tra forme d’arte diverse?
No, non ho un rapporto particolare con la musica (nel mio caso sarei portato a definirla “suono”. In quanto alle cosiddette “forme d’arte” penso che debbano essere originali e scaturire da un’idea nuova, rifuggente dal “già visto”, proponenti un diverso punto di vista della realtà che ci circonda. Io appartengo un po’ alla generazione che ha visto momenti di incontro tra diverse forme d’arte, con coinvolgimento del pubblico, l’happening; oggi al massimo si parla di “installazioni”, mega strutture, grandi mostre con grandi file…
L’opera è realizzata su di una lastra di alluminio, che rapporto hai con questo metallo? Lo utilizzi frequentemente nel tuo lavoro? Che caratteristiche gli riconosci?
Mi è capitato di impiegare l’alluminio nel mio lavoro di industrial design; nell’arte visiva l’ho usato a volte: l’alluminio attrae la mia attenzione perché, pur essendo leggero e resistente alla corrosione, è facile da lavorare e offre una vasta gamma di finiture; il risultato finale lo rende prezioso ed elegante.
Concentricità AL-100
Diagon AL-100
L’opera si chiama Traforo 100. Appartiene a una serie di altri lavori? Ce ne puoi parlare?
È un’opera tridimensionale e appartiene ad una gamma dove il V Modulus è protagonista per la sua componibilità e non per i valori cromatici e/o di contenuto. In questo caso è stato usato metaforicamente il traforo tramite l’impiego del taglio laser. È realizzato in “Dibond”, pannello composto da due fogli di alluminio e un nucleo centrale in polietilene che ne consente un peso ridotto.
Nei tuoi lavori tornano spesso forme geometriche che si ripetono, come una sorta di mantra visivo dove dominano gli angoli sia nei lavori più piccoli che nelle installazioni più grandi. Cosa esprimono queste figure?
Mosaico di percorsi
Nel tuo percorso di ricerca creativo sei legato in particolare a qualche nome di artista del passato?
Puoi raccontarci qualcosa sui tuoi progetti futuri?








