I FINALISTI DEL PREMIO COMEL 2015

Anna Renata Di Buono

Arezzo, ITALIA
www.di151.blogspot.it

I FINALISTI DEL PREMIO COMEL 2015

Anna Renata Di Buono

Arezzo, ITALIA
www.di151.blogspot.it
CENNI BIOGRAFICI

Nasce a Milano nel 1975 e da diversi anni vive in Toscana. Studia lingue, si appassiona all'arte e alla letteratura, crea le sue prime sculture composte da ferro e creta. Sono gli anni in cui si accosta alla scena orbitante attorno alle scuole d'arte, instaura le prime amicizie e inizia a dipingere i primi quadri informali e materici. Con il passare del tempo le amicizie si consolidano, si condividono suggestioni e progetti mentre lei continua a cercare la sua personale espressione che diventa multiforme. Intemperante, critica, produttiva e sempre timida nel presentare il suo lavoro.

OPERA IN CONCORSO

OFELIA, 2014

PITTURA - Carta, foglio di alluminio, colori acrilici su cartone
cm 50 x 50 x 0,5

Nella sua suggestiva opera (Ofelia, 2014) Anna Renata Di Buono esplora con un assetto materico e informale le molteplici suggestioni del metallo, costruendo un contesto di vago segno naturalistico, in cui intervengono anche elementi pittorici e suggestioni cromatiche. Il risalto evocativo è soprattutto affidato all'intrico leggero e ritagliato delle forme, dell'alluminio accartocciato rugoso corroso polverizzato, che rimanda ad una vita interna e brulicante dell'uomo, misteriosa e vitale.

RICONOSCIMENTI

FINALISTA PREMIO COMEL 2015

Intervista di Rosa Manauzzi

Mi piacciono i dettagli, li osservo nelle persone, nei luoghi e negli oggetti. Una suggestione diventa un incipit su cui lavorare, nella letteratura le parole aiutano a creare un’atmosfera.

Osservando le tue creazioni si ha un grande senso di leggerezza, ovvero una capacità di rappresentazione che pur avendo un nucleo profondo si eleva a messaggio lieve. Rarefazione (nel senso anche di raffinatezza) e levità si congiungono in immagine poetica. Che tipo di operazione esegui per ottenere questo risultato?

Quando lavoro non ho uno schema preciso, è un approccio istintivo.Per diverse ore sono solo io e la tela, un dialogo silenzioso fatto di strappi e segni accurati. Alla fine copro la tela e la osservo il giorno successivo. Non riesco a riprendere un lavoro, se non comunica inizio un nuovo dialogo.

La tua formazione non è prettamente artistica ma da anni ti dedichi a illustrazione e pittura, utilizzando anche i tuoi studi che ti portano ad avere particolare cura del testo, e probabilmente ti aiutano a estrapolare il significato che vuoi far arrivare con più intensità. Pare di intravedere una scrittura molto limata prima della resa dell’immagine. La tua lettura della realtà sembra essere selezione di un particolare che si evidenzia su uno sfondo tutto sommato sereno.

Mi piacciono i dettagli, li osservo nelle persone, nei luoghi e negli oggetti. Una suggestione diventa un incipit su cui lavorare, nella letteratura le parole aiutano a creare un’atmosfera. Quando riporto una situazione sul supporto faccio un “editing” delle linee, devono essere misurate, equilibrate, leggere. Vorrei riuscire a far trasparire un’emozione, o parte di essa, un dettaglio appunto.

Pittura e scultura sono le due modalità con cui sperimenti materiali molto diversi tra di loro. Qual è il punto di raccordo tra le due? E cosa invece le rende necessariamente diverse nelle tue opere?

Il silenzio, penso che il punto di raccordo sia proprio questo. Le mie sculture e i miei quadri sono immersi in un’atmosfera rarefatta. Hanno però un diverso modo di comunicare, le sculture sono meno dettagliate – quando si tratta di figurativo – ma hanno un impatto visivo più forte, e posso prendere come esempio ENTITÀ realizzate interamente con plastica leggera.

Ritratto

Ti dedichi a laboratori di disegno per bambini, un’attività che professionalmente si congiunge in qualche modo alla tua carriera di illustratrice anche per cartoon televisivi. Penso per esempio a Cartoon Network in particolare. Vuoi raccontarci queste esperienze?

Ho collaborato a un progetto ideato da una società di Milano per la realizzazione di un cartone animato, è stata una bella esperienza, ho avuto modo di lavorare a stretto contatto con disegnatori bravissimi e conoscere tutte le fasi di trasformazione da un’idea alla messa in onda del prodotto finale.

Anche card game e giocattoli sono tra le tue creazioni. Una responsabilità ma anche un modo per rimanere in contatto con una fantasia libera e incontaminata tipica dei bambini. Quanto ti è utile questo legame?

I giochi e card game realizzati seguono richieste specifiche del cliente. Soprattutto quando si tratta di progetti personali cerco di mantenere la responsabilità di ciò che sto creando lasciando più libera possibile la fantasia. La stessa serietà e libertà la applico nei laboratori d’arte che organizzo per bambini e ragazzi, ci sono sempre scambi interessanti di idee e percezioni.

Affermi di essere molto incuriosita dall’arte e da chi la crea. Quale corrente artistica, o artista, ti ha maggiormente affascinato e ha contribuito in qualche modo a lasciare un’impronta sulla tua arte?

Il primo personaggio ad avermi affascinato è stata Camille Claudel, una scultrice di grande talento, una donna dalle forti passioni seppur fragile. Poi Francis Bacon, Modigliani, Sironi, Manzoni, Depero…
Tra i contemporanei italiani mi sento di citare Andrea e Paolo Ventura.

Parthenope

La sperimentazione visiva e la letteratura, come nel caso di Ofelia, opera scelta per il Premio COMEL, tra le tante giunte da tutta Europa, hanno un fuoco comune e linguaggi diversi. Tuttavia in entrambi la ricerca comunicativa non si estingue mai, perché la lettura di chi legge cambia continuamente lo sguardo, riproduce l’opera. Chi è Ofelia per te?

Posso raccontare chi era Ofelia nel momento in cui l’ho dipinta, era un invito a non avere paura, era il coraggio che entrava indietreggiando nelle acque fredde del presente, chiedendomi di seguirla. Lei sapeva essere sinuosamente convincente. Non vedevo l’ora di vederla negli occhi, mentre già sentivo il presente alle ginocchia.

Hai partecipato a diverse collettive nazionali, tra cui “Le metamorfosi del viaggiatore” (Milano, 2012), per la quale la tua opera “L’étranger” è diventata immagine rappresentativa. La tua esperienza di copertinista sicuramente ti fa arrivare immediatamente al nucleo delle rappresentazioni possibili intorno a un tema. Essere estraneo, straniero, viaggiatore, in cerca di un luogo, è in fondo anche la metafora dell’artista.

Vero, ed in questa metafora io sono ancora in viaggio.

Il tuo blog si chiama semplicemente di.151. Il tuo nome non compare. Sullo schermo ci sono soltanto le tue opere, come se volessi nascondere l’artista. Perché?

Nero.151 è stato uno dei primi quadri venduti, centocinquantuno strati di carta e il blog prende parte del titolo del quadro. Un po’ hai ragione, mi nascondo, per timidezza principalmente. Ho sempre guardato con ammirazione gli eccentrici artisti, chi parla lungamente dei propri lavori, chi ha piena consapevolezza di sé. La mia poca sicurezza mi ha sempre frenata molto.

Quale mostra ha rappresentato per te un particolare momento di crescita artistica e quale progetto ti piacerebbe realizzare nell’immediato?

Essere finalista del Premio COMEL è stato sicuramente un importante riconoscimento, un nuovo slancio artistico. Il progetto che voglio presto realizzare è quello di una personale, è molto tempo che ci penso. Ancora work in progress una raccolta di illustrazioni che sarà ospite in alcuni locali tra Toscana e Umbria, il tema è quello dello speed date, piccoli dettagli, veloci sketch e brevi racconti.