MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA 2022

Conversazione con Taras Halaburda

di Ilaria Ferri

Nato a Mlyniv (Ucraina) nel 1992 e trasferitosi in Italia da giovanissimo, Taras Halaburda ha conseguito la maturità artistica presso l’Istituto Statale d’Arte “Filippo Figari” per poi proseguire gli studi diplomandosi in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Sassari “Mario Sironi”. Continua a formarsi frequentando il corso di Scultura monumentale e arte pubblica sempre presso l’Accademia di Sassari, dove attualmente lavora anche come tutor. Proprio nel 2022 gli è stata commissionata dall’organizzazione del Premio Strega la realizzazione della scultura che viene donata al vincitore a ogni edizione. È stato protagonista di varie mostre in luoghi istituzionali nel capoluogo sardo come il Mas.Edu Museo di Arte Contemporanea di Sassari, il Museo Nazionale Archeologico G.A.Sanna, la Pinacoteca Nazionale di Sassari e vincitore di vari premi come il Premio Galleria Zaion di Biella, il Concorso nazionale di Arti Visive Moussa Aziz Abdayem a Castelnuovo di Porto (RM), vincitore del Primo Premio Assoluto, con borsa di studio, concorso promosso da The International Association of Lions Club e Lions Club Valle Tiberina.

Taras Halaburda ha ricevuto una menzione speciale da parte della giuria dell’edizione 2022 del Premio COMEL, Infinito Alluminio, grazie all’opera Buon’ora delle cose, che propone una riflessione sull’uso di parole benaugurali come “buongiorno”, “buon appetito”, “buona vita” usate spesso con superficialità o peggio con ipocrisia. Spesso sono frasi prive di sostanza che ripetiamo in automatico, per abitudine – afferma l’artista – ma quando queste frasi sono sincere e pronunciate con generosità, diventano una sorta di medicina. Dopo un “buona giornata” la giornata può diventare veramente buona”. È importante perciò porre l’attenzione su ogni singola persona, sulle sue parole e le sue reali intenzioni e sentimenti. Le parole e il loro uso, la comunicazione dunque, sono importanti per l’artista ucraino, e in particolare l’arte è per lui un modo per esprimersi “raccontare qualsiasi storia con o senza parole”.

L’opera Buon’ora delle cose colpisce per il particolare uso dei materiali: è stata realizzata utilizzando una fusione a freddo e alcune resine e composti vari. Lo stesso artista ci ha raccontato: Mi piace molto sperimentare con i materiali nuovi. Lavorare con le resine attraverso gli stampi è come scartare i regali, non sai mai cosa verrà fuori”. Questo amore per i materiali, che Taras Halaburda sceglie in base alla curiosità del momento o una preferenza particolare, lo ha portato naturalmente a scegliere la scultura come suo linguaggio espressivo principale.

Blister

La scultura è un linguaggio complesso che non può prescindere da competenze tecniche ben precise, e quindi da uno studio e applicazione costanti che permettono di operare sui materiali utilizzando strumenti e macchinari di vario tipo. Lo scultore imbocca dunque un percorso difficile non solo durante la lavorazione ma anche dopo nell’esposizione e la conservazione dei lavori realizzati. In cambio la scultura conclude Taras offre infinite possibilità di raccontare un pensiero, è completa, proprio per questo motivo ho scelto di lavorare in tridimensionale.

Taras Halaburda nel suo studio

L’artista racconta che “La passione per questa materia è nata tanto tempo fa, quando da bambino mi costruivo i giocattoli con quello che trovavo in giro” ed è cresciuta giorno per giorno portandolo a scegliere un determinato percorso di studi e successivamente una precisa carriera, che è stata poi indirizzata e arricchita dalla presenza di maestri che gli hanno fatto allargare gli orizzonti, moltiplicare i punti di vista e hanno instillato in lui nuove aspirazioni e obiettivi. Tanto da volersi mettere alla prova partecipando a vari concorsi artistici, il 2022 è stato un anno assai felice da questo punto di vista perché oltre a essere finalista del Premio COMEL, TarasHalaburda ha vinto un concorso espressamente dedicato all’ambiente accademico per realizzare la scultura che è poi andata in dono ai finalisti del Premio Strega, tornando in qualche modo a far confluire parole e arte in un’opera.

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