I FINALISTI DEL PREMIO COMEL

Luisa Pineri

Milano, Italia
www.luinerilab.com

I FINALISTI DEL PREMIO COMEL

Luisa Pineri

Milano, Italia
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CENNI BIOGRAFICI

Vive e lavora a Milano, dove ha studiato Arte Applicata e Architettura, laureandosi al Politecnico di Milano. Ha lavorato nell’arte dei giardini, partecipando a competizioni internazionali, e dal 2010 concentra la sua ricerca su pittura e fotografia. Trasforma materiali di uso quotidiano, spesso di scarto, come cartone ondulato, in opere monocrome dove memoria, gesto artistico e sostenibilità si intrecciano. Le sue creazioni esplorano astrazione, metamorfosi della materia e poetica del quotidiano, generando corpi e atmosfere vibranti.

OPERA IN CONCORSO

CODICE RESIDUO, 2025

SCULTURA E INSTALLAZIONE - Bassorilievo, lamelle in rame
58 x 50 x 3 cm

C’è un fine motivo trasformativo nell’opera di Luisa Pineri, che sembra raccontare metaforicamente il senso stesso dell’arte e della sua natura redentrice. Un semplice e convenzionale radiatore diventa il teatro di una rappresentazione estetica, in cui viene evocata, con pochi e abili interventi, la registrazione di un vibrante movimento energetico.

RICONOSCIMENTI

FINALISTA PREMIO COMEL 2025

Intervista di Dafne Crocella

L’alluminio, grazie alla sua duttilità, incarna in modo particolare questa capacità resiliente e trasformativa: un materiale apparentemente fragile che rivela, nel cambiamento, la propria tenacia.

La tua opera Codice Residuo è stata selezionata tra le 13 finaliste dell’edizione 2025 del Premio COMEL. Come hai accolto questo riconoscimento? Conoscevi già il Premio?

Ho accolto questo riconoscimento con gratitudine e con una certa emozione. Il Premio COMEL rappresenta da tempo un punto di riferimento per chi lavora sull’alluminio in una chiave contemporanea e sperimentale, e conoscevo bene la qualità e il rigore dei progetti selezionati nelle edizioni precedenti.
Non avevo mai partecipato prima, perché l’alluminio non è un materiale che utilizzo abitualmente. Proprio per questo essere tra i finalisti assume per me un valore particolare: significa sentire riconosciuta una coerenza di ricerca formale e concettuale, al di là del singolo materiale. È uno stimolo importante a proseguire e ad approfondire questa direzione di lavoro.

Dal titolo l’opera fa riferimento a un codice, forse una sorta di messaggio da decifrare e a un residuo che è sia materico che concettuale. Puoi raccontarci da cosa nasce l’intuizione di questo titolo e quale messaggio veicola l’opera?

Codice Residuo nasce dall’idea che ogni materiale porti con sé una traccia, una memoria, quasi un linguaggio silenzioso.
Il “codice” è ciò che resta da decifrare: segni, stratificazioni, cicatrici della materia che rimandano a tempi ed usi precedenti.
Il “residuo” è sia fisico — l’oggetto recuperato, segnato dall’usura — sia concettuale: ciò che sopravvive ai processi di consumo, di trasformazione e di oblio.
L’opera non propone un messaggio univoco, ma invita a un atto di lettura lenta, contemplativa, in cui riconoscere valore e dignità in ciò che normalmente viene escluso, scartato o dimenticato.

Codice residuo (particolare)

Dal punto di vista formale, quale tecnica hai utilizzato per realizzare l’opera e quali sfide o scelte ha comportato questo processo?

L'opera nasce dal recupero del radiatore di un condizionatore d’aria, smontato e isolato come un organo, un polmone meccanico. La realizzazione è avvenuta attraverso un intervento manuale trasformando l'oggetto puramente funzionale a superficie poetica.
Il processo ha richiesto un equilibrio costante tra controllo e ascolto della materia, dove il disegno non viene imposto, ma nasce dalla lettura attenta della texture, delle pieghe e delle fragilità del materiale stesso.
La sfida principale è stata rispettare l’inconsueto materiale, lavorando le delicatissime lamelle di alluminio senza cancellarne l’identità originaria, ma accompagnandone la trasformazione.

Oltre all’alluminio in Codice Residuo è presente anche il rame. Cosa esprime la compresenza di questi elementi nel tuo lavoro? Che caratteristiche riconosci a uno e all’altro? Ti eri già confrontata con l’utilizzo dell’alluminio? Che caratteristiche gli riconosci da un punto di vista artistico?

La presenza dell’alluminio e del rame potrebbe suggerire un dialogo tra due materiali molto diversi. In realtà, il rame ha un ruolo esclusivamente strutturale, interamente al servizio dell’alluminio.
È uno scheletro nascosto che tiene insieme le diverse lamelle, una struttura invisibile che sostiene senza imporsi visivamente. Questo rapporto silenzioso rafforza l’idea di un equilibrio interno, dove ciò che regge l’opera rimane volutamente in secondo piano.

Sole bianco

Luminescens

Il tema del bando di quest’anno è stato “la forza”: in che modo senti di aver risposto a questo tema attraverso la sua opera? Quanto gli aspetti concettuali del tuo lavoro si sono espressi attraverso quelli tecnici e materici?

La forza, in Codice Residuo, non è intesa come potenza o dominio, ma come resilienza. È la forza silenziosa della materia che, attraverso l’atto creativo, si trasforma in altro e continua a resistere nonostante l’usura e il trascorrere del tempo.
L’alluminio, grazie alla sua duttilità, incarna in modo particolare questa capacità resiliente e trasformativa: un materiale apparentemente fragile che rivela, nel cambiamento, la propria tenacia.

Nel tuo percorso di ricerca creativa emerge un’attenzione particolare verso gli oggetti di recupero e il desiderio di dare nuova vita ai materiali. Puoi raccontarci da dove nasce questa ricerca e come si è sviluppata negli anni?

Questa ricerca nasce da una sensibilità maturata nel tempo, anche grazie alla mia formazione di architetto, che mi porta a guardare oggetti e materiali andando oltre la loro funzione specifica.
Mi interessa creare nuovi significati nel rapporto tra forma e funzione, spostando l’attenzione dall’uso alla presenza.
Ho sempre considerato gli oggetti come portatori di memoria e, negli ultimi anni, ho iniziato a lavorare sempre più spesso con ciò che è già stato usato, scartato o marginale, per restituirgli una nuova possibilità di senso attraverso un gesto che unisce attenzione ecologica, etica e poetica.

Espansione 2

Quali sono i maestri del passato che hanno influenzato maggiormente il tuo percorso artistico? In quali opere scorgi inaspettatamente tracce di insegnamenti già metabolizzati e ora riemersi?

I miei riferimenti non sono mai stati imitativi, ma interiorizzati nel tempo. Artisti come Burri, Kiefer, Morandi, così come una certa architettura essenziale — penso a Mies van der Rohe o a Tadao Ando — hanno influenzato il mio modo di pensare lo spazio, la materia e il silenzio.
A volte riconosco queste tracce riemergere in modo inatteso, soprattutto nei lavori più essenziali, dove la sottrazione diventa linguaggio e il vuoto assume un ruolo attivo.

Puoi raccontarci qualcosa sui tuoi progetti futuri?

Sto portando avanti due linee di ricerca. La prima è incentrata sul dialogo tra materia e memoria degli oggetti, con un’attenzione particolare ai materiali di scarto e residuali.
La seconda, più pittorica, ha come tema la profondità degli abissi, intesi come metafora di una ricerca interiore, intima e stratificata.
Rimane inoltre centrale il mio interesse per lavori site-specific e per progetti che uniscano arte, architettura e paesaggio, mantenendo sempre una dimensione contemplativa e raccolta

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