I FINALISTI DEL PREMIO COMEL 20-21

Fabrizio Pedrali

Brescia, ITALIA
www.pedralifabrizio.it

I FINALISTI DEL PREMIO COMEL 20-21

Fabrizio Pedrali

Brescia, ITALIA
www.pedralifabrizio.it
CENNI BIOGRAFICI

Muove i primi passi nel mondo dell’Arte a metà degli anni 80 frequentando un corso per la lavorazione del vetro, frequenta la scuola d’Arte “Aldo Kupfer” in provincia di Brescia, dove perfeziona il disegno, la pittura, la scultura e il mosaico.
Il suo desiderio di sperimentare e la sua curiosità portano Fabrizio Pedrali dapprima a misurarsi con materiali come creta e gesso e poi ad approfondire la conoscenze e l’utilizzo di resine e composti, marmi e pietre con inserti in bronzo, alluminio, ferro e legno.
Sin da subito abbandona il figurativo per l’informale geometrico, nelle sue opere ama creare un gioco di movimenti nel quale l’osservatore può seguire un proprio percorso esperienziale. I suoi lavori sono presenti in varie collezioni pubbliche e private.

OPERA IN CONCORSO

VENERE, 2020

SCULTURA - Alluminio satinato, alluminio spazzolato, inserti in bronzo
cm 50 x 50 x 6

In Venere di Fabrizio Pedrali l’assetto circolare di una forma rilevata e convessa è turbato da una lavorazione della superficie che sembra alludere ad uno spazio “nuvoloso” che attenua e quasi copre la brillantezza del metallo. E tuttavia una fessura centrale, occupata da una struttura metallica e regolare e soprattutto attraversabile, apre ad una ulteriorità di sensi e di avvertimenti percepiti sulla soglia del mistero.

RICONOSCIMENTI

MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA 20-21

con la seguente motivazione:

"Una molteplice simbologia caratterizza l’opera nel suo elegante assetto circolare di parti sfumate che si legano nella misteriosa fessura centrale."

Intervista di Ilaria Ferri

Il cerchio per me è l’immagine dinamica del passaggio tra terra e cielo, tra l’imperfetto e il perfetto, dall’aspirazione ad un nuovo equilibrio, ad un mondo superiore. Esprime la volontà di ricreare intorno a sé uno spazio in cui richiamare l’energia, legate all’universo e alle sue dinamiche energetiche.

Molti artisti affermano di aver avuto la passione per l’arte e la creatività sin da bambini, lei ha iniziato a studiare arte da autodidatta subito dopo il diploma e non ha mai smesso di apprendere e perfezionare sempre nuove tecniche. Quando ha capito che l’Arte doveva essere una parte importante della sua vita?

È vero, la passione dell’arte e la creatività è un dono che è presente in tutti noi fin da piccoli. Poi sta ha noi qual è il fine che vogliamo raggiungere, quali sono i passi che vogliamo compiere per ottenere i risultati che sogniamo nella vita.
Io ho capito che l’Arte era una parte importante della mia vita all’età di 21 anni dopo il servizio militare, frequentando tantissimi corsi, durante i quali ho iniziato con fusioni in vetro di oggetti d’arredamento e vetrate artistiche, per poi dedicarmi alla scultura che era da sempre un’tecnica che mi affascinava.

L’esperto d’arte Francesco Chetta parla di “dinamismo della plasticità formale” delle sue opere, definisce il suo percorso artistico come una “prosecuzione della spazialità-figurativa” che la fa allontanare dalle mode stilistiche astratto-informali diffuse oggi. Al di là delle definizioni e dei movimenti artistici, cosa muove la sua ricerca artistica?

Esatto, il mio percorso artistico è come “una prosecuzione della spazialità figurativa”, aggiungendo oltre lo spazialismo anche la rivalutazione dell’arte cinetica in movimento. La mia ricerca artistica è la volontà di sperimentare sempre nuove soluzioni, per poi farle diventare condivisioni.

Fabrizio Pedrali nel suo laboratorio

Il cerchio è una figura geometrica perfetta che ricorre, insieme al quadrato, un po’ in tutte le sue opere. Nel corso dei secoli il cerchio e la sfera sono stati simboli di infinito, del ritorno ciclico, di armonia, della divinità, suggerendo atmosfere misteriose che rimandano ad altri mondi o altre dimensioni. Cosa significa per lei? Come mai predilige questa figura geometrica?

È vero, il cerchio per me è l’immagine dinamica del passaggio tra terra e cielo, tra l’imperfetto e il perfetto, dall’aspirazione ad un nuovo equilibrio, ad un mondo superiore. Esprime la volontà di ricreare intorno a sé uno spazio in cui richiamare l’energia, legate all’universo e alle sue dinamiche energetiche.

Le sue opere si contraddistinguono per il rigore geometrico, ma in alcune il movimento va a rompere le linee e le forme a prima vista perfette andando a creare caos e irregolarità lì dove prima c’era perfezione e armonia. Si potrebbe pensare che attraverso le sue opere lei ricerchi un ordine ben preciso che però il caso sconvolge. È una sorta di metafora della Vita?

Si è una metafora, perché la vita è come un viaggio e come tale ha sempre una falsa partenza con la nascita. Pensiamo che da quel momento inizi il nostro cammino bello e spensierato, invece poi incontriamo degli ostacoli e lottiamo per raggiungere i nostri sogni, i nostri obbiettivi e per diventare più saggi.

Universo, 2010

Nelle sue opere le forme essenziali, il monocromatismo, le armonie, il rigore geometrico sono arricchiti dal movimento degli elementi che le compongono. Come afferma la critica e storica dell’Arte Sabrina Falzone “l'impiego interattivo dei volumi costituenti le sue sculture rappresenta un valore aggiunto all'inedito concepimento dell'opera stessa, che si pone non soltanto tra sintesi concettuale, equilibrio materico e armonia estetica, ma anche tra la solennità del rigore geometrico e la libertà energetica del dinamismo”. Questo dinamismo è come una mano tesa all’osservatore che può continuare il racconto che lei ha iniziato con la sua opera. Quanto è importante per lei l’interazione con il pubblico?

Ritengo l’interazione con il pubblico essenziale. Dato che la maggior parte delle mie opere non è statica, il fruitore ha accesso all’opera stessa.

L’osservatore muovendola, può percepire il calore dei legni, il freddo dei marmi e delle pietre. La cosa interessante è che ogni persona ha il suo racconto, e questo mi arricchisce interiormente creando uno scambio reciproco di sensazioni ed emozioni fra me e gli osservatori.

Ha sempre lavorato materiali come marmo, pietra, legno e metalli e negli ultimi anni ha iniziato a usare l’alluminio. Come è avvenuto l’incontro con questo metallo?

Io sono sempre alla ricerca e sperimentazione di nuovi materiali.

L’incontro con l’alluminio è avvenuto proprio partecipando al Premio COMEL, stimolandomi a lavorare questo metallo che non avevo ancora preso in considerazione per le mie opere.

ALFA 2, 2021

Ha partecipato all’ottava edizione del Premio COMEL con l’opera Venere, il suo lavoro sull’alluminio ha conferito una incredibile luminosità e spessore all’opera tanto da meritare una menzione speciale da parte della giuria, come è nata questa opera e la decisione di iscriverla al Premio? come è stata per lei questa esperienza?

L’opera Venere fa parte del mio percorso artistico da appassionato di Astronomia.
Venere è il pianeta più luminoso e brillante nel cielo, sul quale un giorno dura più di un anno. Penso che molte persone apprezzerebbero questo ciclo della vita sulla Terra.
L’esperienza con il Premio COMEL è stata encomiabile, il concorso mi ha dato l’opportunità di trovare una galleria stupenda, un’organizzazione eccellente e un’accoglienza meravigliosa di tutte le persone.
Inoltre lo scambio culturale con altri artisti che è sempre un arricchimento per il prosieguo della mia attività artistica.