
I FINALISTI DEL PREMIO COMEL
Giulia Facchin
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CENNI BIOGRAFICI
Si laurea in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, con il prof. Gianpolo Mazzoni, e approfondisce gli studi presso l’Accademia di Lisbona. Nella sua ricerca il ricamo assume un ruolo centrale e diventa uno strumento per riflettere sull’artigianato, sul lavoro manuale, sul riutilizzo e sul valore delle antiche tecniche della sartoria tradizionale. L’utilizzo di materiali riciclati nasce dalla volontà di riportare gli antichi saperi nel contemporaneo e di riconoscere la bellezza e il potenziale degli scarti. I rifiuti diventano così simbolo di memoria e rinascita e il ricamo si trasforma in un linguaggio capace di mettere in relazione passato e presente, individuo e comunità, esplorando il confine tra opera, utilità e decorazione.
OPERA IN CONCORSO
FILO D’OMBRA, 2026
SCULTURA - Alluminio e ferro assemblati a mano con intrecci e ribattini
90 x 100 x 4 cm
Giulia Facchin interpreta in Filo d’ombra, del 2026, il tema degli intrecci riattualizzando le tecniche tessili tradizionali attraverso una rigorosa operazione di assemblaggio manuale di alluminio e ferro. L’atto della tessitura perde la sua originaria morbidezza organica per farsi solida scultura metallica, denunciando la crisi dei ritmi frenetici e dei materiali sintetici imposti dalla fast fashion. Nell’opera è implicita l’idea di trama come spazio di una riflessione sociologica oltre che materiale, che si fa estetica nel ricorso all’alluminio. L’intreccio si offre così come una maglia stratificata in cui l’opera unisce valenza estetica e impegno civile. Attraverso le proprietà del metallo, l’artista illumina il senso della vita e invita a una profonda presa di coscienza ecologica, lasciando intravedere l’oltre sia fisicamente sia metaforicamente.

