I FINALISTI DEL PREMIO COMEL

Sigita Dackevičiūtė

Kaunas, Lithuania
www.dackeviciute.org

I FINALISTI DEL PREMIO COMEL

Sigita Dackevičiūtė

Kaunas, Lithuania
www.dackeviciute.org
CENNI BIOGRAFICI

Sigita Dackevičiūtė è un’artista lituana, membro dell’Associazione degli Artisti Lituani, diplomata in Scultura all’Accademia di Vilnius (1977–1983). Attiva come docente dal 1983, sviluppa una pratica che unisce scultura, installazioni e grafica, indagando il rapporto tra natura e cultura. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Lituania e all’estero, partecipando a biennali e triennali internazionali in Europa, Asia e Americhe. Tra i riconoscimenti: Palm Art Award (2015), borse e premi del Ministero della Cultura lituano e dell’Associazione Artisti. Le sue opere includono anche interventi in spazi pubblici.

OPERA IN CONCORSO

STRUCTURAL OBJECT: ALTERNATIVES, 2024

SCULTURA E ISTALLAZIONE - Lastre di alluminio rivettate
42 x 30 x 40,5 cm

Nell’opera dell’artista lituana Sigita Dackevičiūtė, moduli in alluminio che ricordano gli elementi di un meccano, assumono, nel loro particolare assetto, la fisionomia di un gioco insieme statico e dinamico. Vi si colgono echi molteplici, da quello di un ambiente naturalistico a quello di uno spazio urbano e di un progetto concettuale: segnati però da una narrazione intima, personale, persino favolistica.

RICONOSCIMENTI

MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA DEL PREMIO COMEL 2025

con la seguente motivazione:

“Per l’equilibrio raffinato, tra costruito e immaginato, tra struttura e segno, elaborato in una architettura in alluminio che è a un tempo allusiva e visiva, richiamando contesti urbani e al tempo stesso stati d’animo, motivi del senso e dell’anima.”

Intervista di Ilaria Ferri

L’alluminio ha iniziato a interessarmi per la sua aura specifica, per il tono emotivo che crea. L’alluminio non ha la dolcezza o la pretenziosità del bronzo giallastro; è più neutro e non aggiunge connotazioni superflue. La sua semplicità non domina sulla forma, e questa neutralità, insieme alla gamma di toni grigio freddi, è ciò che apprezzo di più.


“Structural object: Alternatives”, l’opera con cui hai ricevuto la Menzione Speciale alla 12ª edizione del Premio COMEL, presenta una serie di elementi in alluminio rivettati che formano un organismo complesso, quasi vivente. Come è nata l’idea di questa struttura e cosa rappresenta per te il concetto di “alternative”?

Negli ultimi anni mi sono interessata alla creazione di forme astratte ed esplorazione delle loro possibilità e dei loro limiti. Quando si immagina a lungo in quella direzione, iniziano ad emergere visioni e composizioni generali. Così è nato Structural Object: Alternatives. All’inizio avevo un’idea vaga di elementi geometrici allungati che si muovevano nello spazio uno dopo l’altro; lavorando, i volumi sono diventati più semplici e il movimento più complesso. Sembrava che gli elementi avessero acquisito una sorta di vita, oscillando e interagendo. Cerco sempre che un oggetto o un’installazione siano strutture compositive abbastanza complesse da coinvolgere il nostro sguardo e i nostri sensi nel movimento delle forme nello spazio. L’opera è nata dalla mia resistenza ai riferimenti diretti e dal desiderio di creare forme che permettano interpretazioni più ampie e diversificate.

Il movimento delle forme ha suggerito il titolo Alternatives. Viviamo una vita fatta di dilemmi, generati dalla capacità dell’intelletto umano di contemplare possibilità e valutare conseguenze per noi stessi, gli altri e l’ambiente. Le alternative rappresentano anche la possibilità della creatività: l’opportunità di deviare dai percorsi riconosciuti, dai modi abituali di pensare o sentire, e di scoprire vie non ancora tentate che aprono nuovi orizzonti. L’oscillazione tra due possibilità può anche esprimere il desiderio di abbracciarle entrambe, o l’indecisione su quale sia più preziosa.

L’alluminio svolge un ruolo centrale in quest’opera: modulare, leggero, industriale, eppure capace di generare forme quasi organiche. Come sei arrivata a lavorare con questo materiale e quali possibilità espressive hai scoperto?

Nei miei precedenti progetti artistici ho esplorato bronzo, ottone, legno, plastica e acciaio. L’alluminio ha iniziato a interessarmi per la sua aura specifica, per il tono emotivo che crea. La superficie grigio‑argentea mi ricorda i disegni a grafite o le stampe grafiche. L’alluminio non ha la dolcezza o la pretenziosità del bronzo giallastro; è più neutro e non aggiunge connotazioni superflue. La sua semplicità non domina sulla forma, e questa neutralità, insieme alla gamma di toni grigio freddi, è ciò che apprezzo di più.

La lamiera di alluminio mi ha attratta perché permette di tagliare facilmente forme geometriche e costruire strutture complesse ma leggere. L’effetto emotivo della superficie freddamente lucente può essere arricchito con incisioni, linee grafiche, pattern o tracce di utensili. Mi piace anche la connotazione dell’alluminio come materiale dinamico. I metalli sono caratterizzati dalla mobilità degli elettroni esterni, che formano una “nuvola mobile”. Questi elettroni liberi rendono il metallo flessibile e duttile: l’alluminio permette la formazione di forme convesse, che intendo esplorare ulteriormente.

Structural Object: Alternatives

Object with a map

Parli di intrecci tra società, natura e tecnologia che modificano i nostri stati dell’essere. Come si traducono queste idee nelle forme, nei volumi e nei ritmi delle tue sculture?

Queste idee di intreccio sono state importanti nella mia mostra ecologica Ecological Alterations (2021). Gli “entanglements” sono anche intrecci di forme, dove elementi provenienti da sfere diverse — natura e tecnologia — convivono in un’unica installazione: un tronco di betulla, strutture metalliche QR‑code, forme plastiche fluide e costruzioni di lastre di plastica. A volte percepiamo l’incontro tra natura e tecnologia come un conflitto, e questi incroci ispirano la ricerca di forme che lo riflettano.

Per esprimere questo, ho trasformato immagini e sensazioni in forme, ritmi e materiali. In Nature and Civilisation I, la riflessione sulla vita e la morte della volpe argentata, prelevata dalla natura e rinchiusa in gabbia, diventa una volpe metallica dalle forme affilate, accompagnata da un “albero” realizzato con rete filtrante in alluminio. La bellezza fluttuante di un manichino trasparente con testa di volpe richiama le luci delle passerelle e contrasta con il tema doloroso dell’uccisione degli animali per la moda.

In Hierarchy, il coro di uomini‑ratto in cera rappresenta metaforicamente strutture impersonali di controllo ed estrazione. La nostra “prigionia” negli schermi è espressa attraverso la Medusa urlante di Screen Light, fatta di lastre di plastica: come nel mito, lo sguardo pietrifica, così come noi restiamo immobili davanti agli schermi.

Nella mia recente mostra Ecological Variations (2024), le allusioni alla catastrofe ecologica si sono trasformate in modelli di astronavi, Objects with Maps, possibili rifugi temporanei in caso di disastro. L’uomo è inseparabile dalla natura, ma non può vivere senza le sue estensioni tecniche ed elettroniche. Le attuali forme di ibridazione le ho espresse attraverso “soggetti‑oggetti ibridi”, come una sfinge antropo‑zoomorfa con ali d’aereo. Cerco forme che siano esse stesse intersezioni e che stimolino il pensiero.

4. Da molti anni esplori il rapporto tra natura e cultura, tra elementi organici e strutture costruite. Cosa ti spinge a tornare su questo tema e come si è evoluto nel tempo?

Viviamo in una civiltà altamente sviluppata, con risultati straordinari in scienza e tecnologia. Tuttavia, non meno straordinaria è la natura: il sistema planetario e la fragile fioritura della vita sulla Terra. Mi sorprende sempre la precisione, la diversità e la capacità di adattamento della natura. Considerarla solo come risorsa rivela un atteggiamento sfruttatore. Vedo il rapporto uomo‑natura come una rete interconnessa che viene danneggiata dall’inquinamento e dalla perdita di biodiversità. Torno spesso a questo tema perché credo che ne sottovalutiamo l’importanza. Anche la coscienza è nata all’interno delle strutture naturali. L’arte può riflettere questa intersezione e offrire una forma di resistenza, coinvolgendo il pubblico nel confronto con questioni difficili.

Nel tempo la mia comprensione dell’ecologia è diventata più sfumata. Ora vedo intersezioni dove prima non le notavo: il flusso incessante di notizie, la dominanza della vita digitale, che ci allontana dalla natura. Bruno Latour ha suggerito che ignoriamo i problemi ecologici perché ignoriamo la nostra base materiale: la modernità ha creato una falsa distinzione tra natura e società, portandoci a dimenticare la nostra dipendenza dalla natura.

La mia scultura Newsfeed riflette su questo: una testa aperta riempita di tubi di plastica con immagini digitali. Diventiamo contenitori di immagini e informazioni, ma la realtà digitale — fatta di pixel — può essere facilmente alterata o distorta.

Hierarchy

Newsfeed

Nel tuo lavoro utilizzi materiali diversi — metalli, elementi industriali, sistemi di giunzione — trasformandoli in forme molto sensibili. Come scegli il materiale giusto e quale ruolo hanno tattilità, peso, resistenza e modularità?

La scelta del materiale nasce da una ricerca continua sulle sue proprietà espressive. Ogni materiale ha connotazioni proprie: cosa comunica, come si piega alla forma, come risuona con l’idea. Il materiale deve contribuire alla dimensione concettuale dell’opera, ma anche permettere alla forma di manifestarsi liberamente.

Per la mostra ecologica ho scelto la plastica per parlare dell’artificialità del rapporto uomo‑animale nell’industria della moda. Le plastiche sono modellabili ma portano sempre con sé l’impronta dell’innaturalità e dell’inquinamento. Per le strutture astratte ho scelto l’alluminio per la sua allusione alla universalità — è uno dei metalli più diffusi sulla Terra — e per la sua facilità di lavorazione e assemblaggio. Durante la produzione tengo costantemente l’opera tra le mani, modellando ogni dettaglio. Anche nei modelli provvisori, allungo le parti nello spazio, abbraccio la forma con il corpo: immaginazione e fisicità lavorano insieme. Lo spettatore percepisce la tattilità soprattutto con gli occhi: segue i percorsi che ho seguito io, “tocca” visivamente superfici e texture. La tattilità visiva è fondamentale nell’arte tridimensionale.

Mi piace creare oggetti pesanti, che rispondano alla gravità. Ma questa stabilità richiede dinamica nelle forme, per soddisfare la mia esigenza di ritmo e movimento. Mi interessa anche un materiale che opponga resistenza, che richieda di essere “vinto” o trasformato, lasciando tracce del gesto. Non sono forme create con un clic, ma con forza fisica: forare, incidere, martellare. Le superfici conservano impronte di movimenti corporei, una sorta di espressività subconscia. Nelle opere ecologiche, le costruzioni modulari richiamavano la creazione umana — ritmi da QR code o lastre di plastica — mentre in natura le forme crescono. Nelle opere astratte uso la modularità per evitare dettagli superflui e concentrarmi su idee più astratte. La modularità permette di creare ritmo, dinamica e direzione.

Le tue strutture astratte sembrano sospese tra ordine e caos, come sistemi in equilibrio dinamico. Quanto è importante la tensione tra stabilità e trasformazione?

La tensione è parte della vita: viviamo tra fattori diversi e il loro equilibrio è fragile. Questa tensione è il motore della creatività, la fonte di domande e ricerca di risposte. La creatività spesso nasce da questi incroci. L’ontologia del divenire mi affascina, e i miei oggetti mantengono uno stato di transizione. La dinamica esprime la natura processuale della vita e arricchisce l’esperienza dello spettatore.

Un oggetto statico è esternamente stabile, ma la durata dello stato di transizione deve essere espressa attraverso il movimento delle forme, che crea tensione e interesse. Dispongo forme stabili in modo da suggerire un movimento potenziale nello spazio. Lo sguardo segue queste linee e percepisce una potenzialità nascosta.

Nature and Civilization

Screenlight Medusa

Cosa significa per te fare arte oggi? Qual è la funzione dell’arte?

Fare arte significa partecipare alla dimensione spirituale e riflessiva della vita, quella che dà senso e significato. L’arte, come triade idea‑forma‑materiale, è un linguaggio unico. Creare arte significa costruire strutture significative che riflettono fenomeni della vita e ciò che risuona con la nostra coscienza. Ogni artista è figlio del proprio tempo, confrontato con tensioni che richiedono nuove forme di espressione.

Con la mia mostra ecologica volevo interrogare su come l’arte possa opporsi all’antropocentrismo e proporre una rete di interconnessioni. Mi interessa come le forme possano diventare “critiche”, come possano rivolgersi allo spettatore e farlo pensare. Le mie strutture astratte hanno una funzione diversa: invitano alla libertà di pensiero e alla percezione oltre le parole. Anche l’astrazione ha un tono emotivo che può essere collegato a esperienze concrete. L’arte aiuta a superare narrazioni superficiali. Credo che abbia la missione di coinvolgere lo spettatore nella riflessione e nella ricerca di alternative.

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