MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA 2014

Intervista a Marcella Belletti

di Rosa Manauzzi

Concentra la sua attività artistica ed espositiva nel ravennate, classe 1966. Dopo aver frequentato il liceo artistico, si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Studia le capacità espressive della trama e del tessuto sperimentando le diverse possibilità che materiali non tradizionali possono rivelare. Nel 201 0 è la vincitrice del premio di pittura “Paolo Fava” presso la galleria II Coccio di Ravenna. Espone presso la galleria Art Studio EM di Ravenna.

La tua opera “Trama 13” ha recentemente conquistato pubblico e giuria nell’ambito del Premio d’arte contemporanea internazionale Comel 2014. Una tendina realizzata con fili di alluminio e abbellita con piccoli monili di creta. Un’opera di assoluta eleganza e probabilmente di difficile lavorazione. Cosa ha rappresentato per te questa elaborazione e la partecipazione ad un concorso internazionale come il premio Comel?

Prima di venire a conoscenza del premio Comel non avevo mai utilizzato l’alluminio per i miei lavori, la possibilità di elaborare una ricerca personale mi ha condotta alla realizzazione dell’opera esposta. é stata un forte stimolo per sperimentare un nuovo materiale, scoprendo la sua duttilità ritessendo un manufatto con costanza e molta pazienza, disfacendo un lavoro per poi ricrearne uno nuovo, più prezioso togliendolo dal contesto per il quale era stato realizzato.

Ami sperimentare diversi materiali e sfidare la loro possibilità espressiva, come hai fatto per l’alluminio in “Trama 13”. Puoi parlarci di qualcuna di queste tue sfide?

Il mio lavoro fondamentalmente si esprime attraverso la pittura,ho sperimentato la scultura attraverso la ceramica, utilizzando una sottile lastra di creta, vi ho impresso la texture di un tessuto, ottenendo così un elaborato molto delicato. Il difficile è stato rendere l’oggetto, leggero; solo a cottura ultimata ho potuto vedere se il lavoro rispecchiava le aspettative. Non si è rotto, per me è stata una bella sfida.

Esponi prevalentemente nella tua città, Ravenna. Quanto conta per la tua produzione artistica vivere in una città così ricca artisticamente, anche riguardo l’incontro con altri artisti di passaggio?

Fino ad ora ho esposto esclusivamente a Ravenna. Vivere in una città che, fin dall’antichità, utilizza il mosaico come forma artistica, è sempre uno stimolo; vedere artisti che utilizzano questo materiale in contesti diversi da quello originario. L’incontro con altri artisti, è occasione di scambio reciproco che lascia una finestra aperta per elaborare nuove idee.

Sei impegnata nella preparazione di qualche mostra al momento?

Sto preparando dei lavori per una collettiva che si terrà in ottobre negli antichi magazzini del sale a Cervia (RA) il cui tema è “Il cibo che vorrei”. Sempre in ottobre parteciperò al premio “Paolo Fava” presso la galleria d’arte “Il coccio” di Ravenna. Seguirà, in dicembre, una collettiva al femminile presso una galleria d’arte di Torino.

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Al di là delle sperimentazioni, che rappresentano sempre uno stimolo indispensabile per la crescita, c’è un materiale che invece privilegi e sul quale ti piace tornare, perché?

Il disegno e la pittura sono sicuramente il mio primo mezzo d’espressione. Il mio piacere comincia a vivere con la preparazione del supporto che accoglierà il disegno/dipinto, indipendentemente dal materiale col quale verrà realizzato.

Quali sono i messaggi che vuoi veicolare al pubblico attraverso l’arte? O credi che sia possibile creare a prescindere dal pubblico?

Ogni opera è espressione della ricerca, tesa a riaffermare un nuovo slancio vitale nell’oggetto destinato all’ombra, alla polvere, all’annullamento del senso d’esistere. La mia sperimentazione pone costantemente oggetti insignificanti, dimenticati, consumati dal tempo, dall’usura e dall’indifferenza come ordito di un nuovo tessuto da me tramato.
Ritengo indispensabile creare a prescindere dal pubblico, ma è altresì indispensabile proporsi al pubblico per un confronto che ponga la creazione in un discorso in divenire.

In quale città d’Italia o del mondo ti piacerebbe creare un’opera importante ed esporre?

Ogni città è particolare, il premio Comel è stata un’occasione per uscire da Ravenna col mio lavoro, uno stimolo molto forte per provare, più che altro a me stessa, che posso farlo. Un’esperienza estremamente positiva, che desidero ripetere lasciandomi condurre in qualsiasi città.

Marcella Belletti con Gabriella e Adriano Mazzola

Che importanza ha fare arte oggi, considerando che prevalgono ideali consumistici e poca disponibilità a soffermarsi ad osservare un ‘oggetto’ costruito impiegando molto tempo e destinato a rimanere?

L’arte, in contrapposizione agli ideali moderni, dovrebbe indurre le persone a soffermarsi ed estrapolare dalle opere una loro interpretazione. Mi piace pensare che ci siano, o ci saranno, persone che si soffermano ad analizzare un’opera, poco importa se motivate da interesse piuttosto che curiosità. È importante che vi sia una continuità artistica nel tempo, sia essa apprezzata o meno, ciò che conta è ricordare, a chi ne viene in contatto, che un oggetto non è sempre un mezzo ma può essere un fine. L’arte è l’ordito della cultura, chi ne usufruisce ne è la trama.

Quali sono i tuoi artisti preferiti e a chi o a cosa ti ispiri maggiormente?

Nel periodo scolastico avevo come artisti preferiti Klimt e gli impressionisti, il cui influsso si evidenzia nei miei lavori pittorici. Nei lavori recenti affiora inconsciamente l’arte sospesa di Calder, alla quale ero molto attratta ma che la pittura non mi dava modo di esprimere; col metallo e la ceramica ho trovato i mezzi giusti per poter esprimere e realizzare le mie opere.

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2024-04-05T16:03:50+02:00
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