di Ilaria Ferri

Membro della giuria dell’ottava edizione del Premio COMEL Vanna Migliorin Arte Contemporanea è Elena Pontiggia.

Studiosa di esperienza e grande passione, Elena Pontiggia è professore di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Brera e professore a contratto al Politecnico di Milano.
Vincitrice di diversi premi tra cui il S. Valentino d’Oro per la Storia dell’Arte nel 1996, ambito riconoscimento assegnato a grandi luminari del mondo della cultura, dello spettacolo, della scienza e dello sport, e nel 2009 il Premio Carducci con Modernità e classicità. Il Ritorno all’ordine in Europa (Bruno Mondadori, 2008).
Elena Pontiggia collabora al quotidiano “La Stampa” e a varie riviste d’arte. È curatrice di importanti mostre, tra le ultime si possono citare Il chiarismo (Milano, Palazzo Reale, 2010); Sironi (Roma, Vittoriano, 2014); Birolli (Torino, Museo Fico, 2016); Klimt. Ritratto di signora (Piacenza, Galleria Ricci Oddi, 2020).
Una personalità di grande prestigio che può essere annoverata tra le maggiori autorità nel campo, che quest’anno valuterà, accanto al presidente di Giuria Giorgio Agnisola e agli altri giurati, le opere iscritte all’edizione 2020-2021 del Premio COMEL “Legami in Alluminio”.

Durante la sua carriera lei ha insegnato, ha curato mostre, scritto per riviste d’arte, quotidiani e pubblicato diversi saggi. Ha fatto parte di comitati scientifici e consigli di amministrazione di importanti fondazioni e istituzioni. Oltre che di Arte si è occupata anche di poesia e filosofia. Quale aspetto della sua professione la coinvolge e stimola maggiormente?

Direi tutti, anche se in forme diverse. L’aspetto più gratificante è però l’insegnamento. L’insegnante è chi “lascia un segno” (altrimenti è solo un professore e conta meno): ho sempre avuto questa ambizione, o forse questa illusione. Purtroppo l’anno venturo compirò sessantasette anni e sarò costretta a lasciare l’Accademia di Brera e andare in pensione. Considero una vera insensatezza questo obbligo: dovrebbe esserci libertà di scelta, quando non si tratta di un lavoro usurante.

Si è interessata agli scritti teorici di vari artisti del ‘900. Secondo la sua esperienza, come cambia l’approccio di un critico o uno storico rispetto a un artista che sperimenta e poi teorizza? Un approccio competente ma non direttamente coinvolto nel processo creativo permette una visione più oggettiva?

L’artista ne sa sempre più del critico, anche se l’opera ne sa più dell’artista. Ho sempre imparato molto da quello che hanno detto o scritto gli artisti, e ho cercato di divulgarlo. Chi fa ha conoscenze che sfuggono a chi osserva. Vale in tutti i campi.

Il ‘900 è stato un punto di svolta cruciale nel modo di fare e percepire l’arte, dopo il quale l’Arte ha iniziato a cambiare in maniera più veloce, prendendo mille direzioni e molteplici forme e linguaggi. Ci sono degli aspetti che nei secoli rimangono invariati? In questi primi venti anni del XXI secolo ha potuto riscontrare ulteriori cambiamenti o si sta proseguendo il cammino iniziato dopo le due Guerre? Quali sono gli elementi che permettono di evincere questa ulteriore mutazione del mondo dell’arte?

Il moderno ha teorizzato il nuovo, l’originalità. Negli anni fra le due guerre si pensava invece che fosse più importante andare all’origine che essere originali. Nel secondo dopoguerra si è ritornati allo sperimentalismo, che si è poi riformulato col postmoderno. Oggi credo che non ci siano linee generali, o almeno non siano ancora emerse.

Il Premio COMEL promuove l’uso estetico e artistico dell’alluminio, esaltandone a ogni edizione le sue peculiarità: la leggerezza, la malleabilità, la lucentezza, la duttilità. Nel corso delle varie edizioni alcuni artisti hanno confessato di aver approcciato questo metallo per la prima volta per partecipare, rimanendone affascinati. Durante la sua carriera di studiosa, critica e curatrice ha incontrato artisti che utilizzano, più o meno frequentemente, questo metallo? Ha mai avuto l’impressione che le caratteristiche di un materiale possano influire sulla creatività di un artista? o viceversa l’artista decide di utilizzare un materiale specifico perché le sue caratteristiche saranno fondamentali per raggiungere il risultato voluto?

Molti artisti hanno usato l’alluminio, da Tatlin a Gabo, da Depero a Calder. In tempi più recenti penso a Somaini, Mattiacci, Mainolfi, ma l’elenco sarebbe lungo. Quanto all’influsso direi che, salvo eccezioni, è duplice: un artista sceglie un materiale perché si adatta meglio a quello che vuole dire, ma poi a sua volta può essere influenzato dal materiale che ha scelto. Arturo Martini, per esempio, ha usato il marmo solo negli anni trenta, perché prima lo considerava cimiteriale, Poi, quando l’ha scoperto, ha creato col marmo alcuni capolavori, che però hanno qualcosa di diverso dalle opere, poniamo, in terracotta. Anche se la filosofia e la poeticità che lo ispira rimangono le stesse.