Proclamato il vincitore della VI edizione del Premio COMEL Vanna Migliorin Arte Contemporanea 2017: l’artista Rosaria Iazzetta per l’opera “Senza Titolo, 2016”

IazzettaRosaria Iazzetta vive e lavora a Mugnano di Napoli. Docente presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha un background internazionale, pur rimanendo molto legata alla propria terra, sia dal punto di vista artistico sia dal punto di vista dell’impegno sociale. Esperta nella lavorazione dei metalli, innamorata della fotografia e dello slogan propositivo come simbolo di impegno culturale. Di fatto è una narratrice che si serve del metallo per elaborare creature nuove, nate da carcasse altrimenti destinate alla discarica. Numerosi i contributi e le mostre internazionali tra Oriente e Occidente. Scultrice-artigiana, predilige il processo della saldatura e considera la creazione di una scultura un rituale etico ed emotivo.

Dal giudizio della giuria:
L’opera si impone per il suo assetto fortemente allusivo di una natura antropomorfa e per la sua specifica e suggestiva lavorazione del metallo, modellato e saldato con grande perizia, fino a realizzare una forma originale e umanizzata in senso drammatico e avveniristico.”


Segnalate le seguenti opere:

  •  Lele De Bonis, per l’opera Sigmund, 2016.

DE BONIS Lele De Bonis è nato nel 1980, vive a Torino e lavora come scenografo esecutore per diverse aziende nel settore teatrale, cinematografico, parchi di divertimento e scenografie da esterni. Parallelamente ha sviluppato un personale percorso artistico incentrato sul concetto di recupero e assemblaggio, attraverso il quale rappresenta ciò che più lo colpisce della vita reale. L’essere umano è il centro dei suoi lavori e lo rappresenta quasi sempre in chiave cinica e grottesca, senza però mai condannarlo. Legno e alluminio sono i materiali che utilizza maggiormente. La loro contrapposizione costruttiva gli permette, al di là del messaggio, di giocare e sperimentare infinite relazioni alchemiche tra materia calda e fredda.

Dal giudizio della giuria:
L’idea del frammento come parte di un tutto organico e geometrizzato, caratterizza l’opera di Lele De Bonis, in cui il frammento di un suggestivo cubo in metallo, ad esso posto di fianco, viene esibito come alterazione e perdita di un preciso equilibrio formale e psichico, ma anche come principio di una nuova libertà spirituale ed espressiva.

  • Lorenzo Galligani, per l’opera Acqua, 2017.

GALLIGANILorenzo Galligani è uno sculture fiorentino (classe 1975), formatosi tra l’Italia e il Giappone. Ha affinato la propria tecnica lavorando come scultore della pietra e del legno, con preferenza per il marmo. Esperto restauratore si è occupato di opere prestigiose e ha portato il suo contributo di artista e studioso in diversi workshop universitari, in qualità di Visiting Professor (in Italia, Messico e Giappone). È direttore dell’Accademia Galligani di Firenze. Modella sculture attraverso metodi tradizionali e a mano; una scelta che trasmette ai suoi studenti e che consente loro di sviluppare una migliore conoscenza e comprensione del necessario controllo delle tecniche per crescere nella loro progettualità.

Dal giudizio della giuria:
Lorenzo Galligani, con un pregevole utilizzo del metallo fuso, recupera la suggestione della scultura classica all’interno di un contesto fortemente allusivo in chiave concettuale. L’opera presenta infatti una singolare tensione segnaletica, alludendo forse ad un rispecchiamento psicologico, espresso simbolicamente in uno spazio naturalistico.

  • George King, per l’opera Holding Pattern, 2016.

KINGGeorge King ha lavorato come architetto in importanti progetti in Australia, Europa, Medio Oriente e Russia. Fondatore e direttore del design studio NEON, con cui ha prodotto lavori per clienti di alto profilo come Topshop, MONA, M&C Saatchi, Peroni e Hugo Boss. È stato senior architect presso lo Zaha Hadid Architects (ZHA), dove ha lavorato per il Centro Acquatico Olimpionico (Londra 2012), lo stadio per i campionati mondiali del Qatar (FIFA 2022), la Banca Centrale irachena e il Centro mediorientale della Oxford University. Insegna a vari livelli, sia a studenti universitari sia in Master, tenendo corsi presso la Lund University in Svezia, la Bartlett School of Architecture di Londra e la Monash University in Australia.

Dal giudizio della giuria:
L’opera di George King, un oggetto sospeso e capace di oscillare catturando luce e vento con sorprendenti effetti visivi, è un’installazione abilmente realizzata mediante l’assemblaggio di identiche sagome elementari in alluminio che evocano, nell’insieme, una sorta di rotore capace di penetrare lo spazio con suadente leggerezza.


Ricordiamo i membri della giuria: Giorgio Agnisola, critico d’arte e scrittore, Docente di arte sacra presso la Pontificia Facolta’ Teologica dell’Italia Meridionale (Presidente della Giuria); Alfredo La Malfa, curatore e presidente della Fondazione “La Verde La Malfa”, Presidente della Fondazione “Casa della divina bellezza”, Forza d’Agrò, Messina; Marco Nocca, storico dell’arte, Professore presso l’Accademia di Belle Arti di Roma; Loredana Rea, direttore Fondazione “Umberto Mastroianni” di Arpino, Docente presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone; Maria Gabriella Mazzola, imprenditrice del settore alluminio (azienda CO.ME.L. di Latina).