Vincitore Premio del Pubblico 2018

di Rosa Manauzzi

È un artista poliedrico che spazia dalle belle arti alla musica. Autore di strumenti. Esordisce nel 1994 da autodidatta, con la personale “Fabbricando”, titolo che esprime la sua vocazione. Infatti, a partire dal suo lavoro, che lo mette a contatto con i materiali metallici, l’elettricità, il magnetismo, si connota subito come “faber”, recuperando dell’antica denominazione la sperimentazione, e una curiosità profondamente alchemica. Dopo una ricca stagione pittorica, passando dalle limature di ferro, che orienta con il magnete in un misterioso microcosmo, approda al tutto tondo, nel quale si coniugano le componenti essenziali della sua arte: materica, espressionistica, metaforica. Vive e lavora a Caltagirone.


Essenzialmente autodidatta, esordisci con la mostra personale “Fabbricando”. La scelta di essere “faber” e curioso alchimista si incontra con i materiali a te più vicini, i metalli. Quali esperienze sono state determinanti nel tuo percorso artistico? Come è scoccata la scintilla dell’arte?

Tutto nasce da un foglio di carta e una biro…
Schizzi complessi raffiguranti mondi inesistenti sono protagonisti della mia prima vita artistica; con essi partecipo ad esposizioni e realizzazioni illustrative di libri, tra cui “La rosa senza perché” di Roberto Carifi e Giovanni Ruggeri, Citta Aperta Edizioni / Servitium, 2004.
Il tutto si evolve naturalmente con la pittura su tela esplorando l’astrattismo informale.
L’esperienza professionale mi porta allo studio dell’elettromagnetismo. La mia pittura muta, combinandosi con materiali non convenzionali quali: limature di ferro, resine, cemento, filamenti di rame. Questa evoluzione sfocia nel definitivo distacco dalla tela in favore della scultura, lavorando materiali come rame e acciaio inox e compositi rame-ceramica o legno-acciaio.

C’è qualche artista o corrente che hai amato in particolare al punto da rimanerne influenzato o hai sempre seguito una via individuale e libera dagli schemi?

Ho sempre cercato di pensare fuori dagli schemi, esplorando nuove tecniche e tematiche; tuttavia diverse correnti mi hanno influenzato indirettamente, tra queste la Metafisica di De Chirico, il Dinamismo Futurista e diverse opere tra le quali i Tagli di Lucio Fontana, o la fluttuante danza dell’infinito del “Satiro danzante” di Mazara del Vallo, opera eccelsa di un ignoto artista greco antico.

Se volessi esprimere un obiettivo generale della tua creazione artistica, quale sarebbe? Perché creare arte oggi? Per un pubblico ideale? Per un mondo ideale ammantato di bellezza?

Anzitutto perché l’Arte è un’esigenza umana a prescindere dal tempo contingente. Per me l’artista non crea per un pubblico definito e individuabile, ma semmai esprime il suo tempo, utilizzando tecnologie, strumenti, media del proprio tempo. L’Arte è bellezza, non ammanta ma indirettamente indica o allude a un mondo ideale di bellezza.

Mondo classico ed effetti speciali del cinema 3D sono stati magistralmente impiegati per la creazione dell’opera Musa spaziale (2018), tecnica di ossitaglio su alluminio. Tra le tredici opere selezionate per il Premio COMEL, ha ricevuto il Premio del Pubblico. Tantissimi hanno riconosciuto non solo l’abilità ma anche l’eleganza della fattura. Così il critico d’arte Lorenzo Canova (in giuria) nel catalogo del Premio ha sottolineato come la fluidità e dinamicità impressa all’alluminio ha consentito di elaborare una Musa in grado di attraversare spazio e tempo e la cui anatomia è essa stessa caratterizzata dalla velocità del percorso: “Questa figura riemersa dal profondo e dalla memoria, si espande dunque nell’impatto con le barriere fisiche e temporali dell’universo. […] L’alluminio si rende leggero e forma una ragnatela luminosa di segni, un intreccio splendente di fili vibranti che modellano il corpo assente […].” Musa che attraversa lo spazio infinito, in cerca del moto armonico della vita, questa la sua definizione. Leggerezza e luminosità, potremmo dire elementi tipici mediterranei che diventano arte?

La natura e la sua storia millenaria. La Sicilia con la sua luce ed i suoi colori e il paesaggio, cangianti da luogo a luogo e da stagione a stagione; la storia con la classicità di forme e immagini, dalla cultura greca a quella araba e fino al barocco e oltre.

Tarcus

Consideriamo ora alcune tue esperienze recenti. La tua opera e il tuo impegno artistico sono profondamente radicati nel territorio che vivi e valorizzi nei suoi aspetti culturali; allo stesso tempo riesci a raggiungere lidi lontanissimi, a conquistarli, attraversando persino lo spazio (come con la tua Musa). Non a caso è forte la tua presenza in mostre ed eventi che sottolineano la ricchezza di una regione che tanto ha dato e continua a dare all’intero Occidente. Ad esempio, la tradizione dei Pupi si intreccia in qualche modo all’Orlando Furioso e alla “Chanson de Geste”. La Sicilia ha ricreato i personaggi della letteratura orale, li ha caratterizzati e calati nella realtà quotidiana. Così, anche nella tua produzione artistica Astolfo, Orlando e Angelica sono stati fonte di ispirazione. Per loro, in occasione della mostra Talè – racconti e sapori del Mediterraneo, hai creato il Giardino di Orlando, con grandi corpi metallici trasformati con tanta leggerezza da sembrare fogli. Raccontaci com’è nato il tuo giardino.

Il Progetto di Talè, nasce da un’idea di amici artisti, con il proposito di ricreare un luogo dove arte e radici culturali si immergono nei sapori del Mediterraneo.
Qui coesistono diversi ambienti che si ispirano ai racconti della tradizione siciliana: Colapesce, Giufà, “Ciaula scopre la luna” ed “Orlando Furioso”. Da quest’ultimo è nata l’ispirazione per il Giardino di Orlando che ho trovato particolarmente congeniale a me e alla mia poetica artistica per la possibilità di un racconto quasi metafisico, collocato in un contesto in cui le mie sculture possono colloquiare con le antiche piante, ma anche con i mutamenti delle ore e delle stagioni.

Mediterraneo e Sicilia. Il seme della civiltà ma anche l’oblio della civiltà. Probabilmente non ci sarebbe un’Europa oggi senza la ricchezza artistico-culturale del Mediterraneo e le sue terre. Eppure, si tende a dimenticarne l’importanza e l’imponente bellezza. Quanto sarebbe diverso un Minardi senza Sicilia e senza Mediterraneo?

Sono quasi avvezzo alla bellezza ed alla storia dei miei luoghi; in mancanza di tutto ciò sono sicuro che la mia ispirazione andrebbe a scemare, perché credo in una forte relazione tra creatività e ciò che mi circonda.

Per rimanere in tema. Hai preso parte all’affascinante mostra “Frontiera d’Oriente” che ha visto la presenza di artisti caltagironesi. Alla base il concetto della Sicilia come luogo di frontiera, parte di quell’Oriente classico e imprescindibile da cui è nato il pensiero filosofico e culturale d’Europa. Il progetto era nato per la proposta di Siracusa come capitale europea della cultura 2019. Pur non realizzandosi, questo desiderio ha creato una serie di eventi e riflessioni intorno alla Sicilia come cuore del Mediterraneo. Quale è stato il tuo contributo al riguardo, con quale opera si è concretizzato?

Per “Frontiere d’Oriente” realizzai l’opera “Migranti”, in cui, intorno ad un’onda avvolgente e risucchiante di acciaio di un azzurro disperato, si consuma la vita e la morte di uomini fuggiti dalla fame e dalla violenza, realizzati in caldo rame palpitante di sentimenti.

Dopo il successo al Premio COMEL, quali sono i prossimi progetti?

Posso solamente svelare la mia fame di sperimentazione, alla ricerca di nuove forme di espressione artistica.