FIGLIUOLO

Finalista Premio COMEL 2017

di Rosa Manauzzi

Nasce a Matera nel 1966. Risiede a Bernalda (MT), dove lavora per un’azienda che si occupa di estrusione di leghe di alluminio. Artista-artigiano, ex carrozziere con lunga esperienza nella lavorazione dei metalli, da diversi anni utilizza l’alluminio nel riciclo creativo. Crea oggetti di arredamento e quadri con materiale di scarto. Ha iniziato questo tipo di attività proprio dopo aver preso possesso di un blocco di alluminio scartato dall’azienda. Affascinato dal metallo e dalle sue proprietà, lo trasformò in un crocifisso alto due metri. Ha esposto in diverse città italiane e in Spagna. L’esperienza artistica è vista essenzialmente come avventura della mente, alla ricerca dell’armonia.

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Nel 1989 termina la ricostruzione di una Fiat 1100 BLT del 1952. Praticamente da una carcassa restituisce vita ad un’auto che era divenuta inesistente. Una sfida? Un primo forte avvicinamento all’arte che è innanzitutto potere creativo? Da artigiano ad artista il passo è stato naturale?

Certo. Quando andai a visitare il rottame per la prima volta lo osservai e pensai: questa rinascerà perché mi conosco bene e quando decido di realizzare qualcosa lo faccio sempre. Poi la sfida. Tutti mi guardavano e ridevano solo al pensiero che quel rottame diventasse un’auto in grado di camminare ancora; mi consigliavano di usare il rottame come pollaio. Io risposi: “fra tre mesi vi farò fare un giro” e così fu. Lavorai giorno e notte, a tal punto da farmi crescere la barba e non avere il tempo per tagliarla.
Quando realizzo un’opera desidero trasmettere il mio entusiasmo e la mia emozione. L’artigiano è un lavoro, ma come artista sperimento un rilassamento creativo (notturno). Mi spiego meglio: le migliori idee nascono di notte, quando tutta la famiglia è a casa, non ti ostacolano i pensieri giornalieri, lo stress dei telefonini che squillano, la gente che strilla, le auto in corsa, ecc..

Per chi non è esperto, in breve, in cosa consiste l’estrusione di leghe di metallo?

L’estrusione consiste nel creare un profilo di una particolare forma per mezzo di un grande macchinario chiamato “pressa”. Qui viene introdotta la materia prima spingendola e facendola passare attraverso una matrice in modo da ottenere la forma adatta alle esigenze lavorative, nei limiti che la “pressa” di esercizio può disporre.

Premio COMEL 2017. La sua scultura, Terremoto, viene selezionata dalla giuria e viene esposta presso lo Spazio COMEL tra le tredici opere finaliste. Un bel traguardo, considerando che il bando del Premio è europeo e centinaia di artisti si iscrivono ogni anno. Ci può raccontare perché ha scelto questo tema così attuale?

La scultura “Terremoto” nasce dopo gli ultimi eventi catastrofici che abbiamo subito in questi anni. Con quest’opera ho voluto ricordarli, con il desiderio che chi guarda l’opera rifletta su quelle onde sismiche che ti segnano per sempre. Penso che la vita vada vissuta con amore e onestà senza distinzione di popoli. È un bene prezioso, per tutti.

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Quando nasce esattamente la passione per l’alluminio e cos’ha, nelle sue possibilità trasformative, che l’attrae di più rispetto ad altri materiali?

Questo metallo, così com’è, è già naturalmente bello, pieno di luce e brillantezza; non ha bisogno di essere colorato o verniciato.
La maggior parte delle mie opere comprende semplici pezzi di alluminio, qualsiasi sia la forma o il colore che voglio ottenere. Il loro chiaro/scuro è dato dal tipo di lega e il colore da scarti di alluminio colorato e verniciato in fabbrica.

Un crocifisso alto due metri è stato il risultato di una sorta di avventura modellatrice e forse anche la volontà di esprimere una personale spiritualità che si è concretizzata visibilmente nell’opera finale. Quali sentimenti hanno guidato l’elaborazione del blocco di alluminio?

Il crocifisso è stato la mia prima opera. Mentre mi trovavo a delle prove di colata dell’alluminio, è venuto fuori un pezzo che dalla forma ricordava una specie di ramo di un albero. Osservandolo attentamente, ho riconosciuto in esso la figura di Gesù. Così, appena raffreddato, ho deciso di mettermi il pezzo sulle spalle e caricarlo in macchina ma, attraversando l’azienda, tutti mi ridevano dietro (come quando realizzai la Fiat 1100 BLT del 1952) dicendomi: “dove vai con questo scarto sulle spalle?”. Io ironizzando, ho risposto loro che era caduto un collega nel forno e lo stavo portando in ospedale in quanto, a primo impatto, la forma sembrava un busto con un braccio. Così, arrivato a casa ho spiegato alla mia famiglia quello che mi era accaduto. Poi, serata dopo serata, notte dopo notte, ho posizionato, per 6/7 mesi, pezzi di scarti di fusione su pezzi e alla fine ho realizzato il “volto”. Detto volto appariva sempre più sofferente e, man mano che aggiungevo un pezzo, vedevo in esso quello che avevo immaginato. Così decisi di spostare l’opera nascente in mansarda. La sera, finivo di cenare, andavo in mansarda, posizionavo sul grande tavolo l’opera in costruzione e ricominciavo il lavoro. Il crocifisso ha tenuto compagnia a me e alla mia famiglia per più di un anno fino a quando abbiamo preso la decisione di rendere partecipi anche gli altri e, grazie all’aiuto del mio amico Donato Viggiano, l’ho esposto insieme ad altre opere nella prima personale tenutasi a Matera, città della cultura 2019, nello scenario della chiesetta sconsacrata di Palazzo Gattini.
Credetemi, chi lo vedeva per la prima volta si è fermato a lungo ad osservarlo e lo ha apprezzato tantissimo dicendomi che avevo creato una riproduzione di Cristo originale, ricco di particolari.
Chiudo, anche se potrei parlare all’infinito delle emozioni che quest’opera mi ha suscitato.

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Il presepe è un soggetto che ama rappresentare. In questo caso ci si deve addentrare in un piccolo paesaggio sacro, portarlo in luce come memoria rappresentativa del grande evento sacro che ha riscattato tutta l’umanità. Può un simbolo così importante essere reso, attraverso l’arte, patrimonio di tutti e non di una singola religione? Ha mai pensato a questa possibilità universale dell’arte?

Il presepe credo che sia il simbolo della nostra vita. Credo non ci sia distinzione tra popoli. Siamo frutto della stessa umanità.
Aspettando il Natale ognuno di noi si commuove guardando un presepe, luogo simbolico dove è avvenuta la nascita di Gesù.

La natura, gli animali, la loro presenza ribadita ad ogni opera. Talvolta di piccole misure popolano un quadro (Richiamo della foresta, 2015), altre volte raggiungono dimensioni naturali (come il Coccodrillo, 2013). L’artista assume quasi la funzione protettiva dell’ambiente, lo mostra nella sua ricchezza e nella meraviglia. L’arte può contribuire a sensibilizzare al rispetto dell’ambiente?

Amo la natura e gli animali. Sin da piccolo ho sempre avuto animali di qualsiasi genere. Per quanto riguarda le opere vengono assemblate in base agli scarti che mi capitano davanti ed è difficile trovare scarti uguali. Così, le opere crescono man mano che trovo pezzi sempre più grandi e compatibili sia per tonalità che per dimensioni. Credetemi, ogni opera che viene creata è unica nel suo genere e non è riproducibile; sfiderei chiunque a farlo: non è vanto ma è la pura verità.
Quando ho realizzato i due coccodrilli e lo squalo di dimensioni quasi reali, ho reso felici molti bambini in quanto non avevano bisogno di andarli a vedere allo zoo: sembrano veri! Per chi non lo sapesse, i due coccodrilli aprono addirittura la bocca.

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I pianeti, opera del 2017, è uno sguardo oltre le cose terrene, oltre la nostra Terra. Sicuramente una visione che vuole diventare grande, che riconosce la piccolezza dell’uomo (siamo meno di un puntino rispetto all’universo), condurre l’attenzione verso un altrove di cui conosciamo solo un allineamento, la composizione della materia, ma si potrebbero aprire ancora tanti nuovi scenari, grazie alla scienza e ai viaggi spaziali. Qual è stata la spinta a cercare questa dimensione così lontana?

I pianeti. L’opera è nata a partire da una lattina di una bevanda. Mi ha ispirato un materiale così leggero ed un oggetto che ha fatto il giro del mondo. Così con il fondo della lattina ho creato i pianeti, con la loro forma e dimensione. L’alluminio è così leggero che può viaggiare nello spazio con meno energia e inquinamento atmosferico.

C’è anche una dimensione “domestica” nella sua arte, quasi un abbraccio alla quotidianità resa però più intrigante dall’azione artistica. Questo grazie a personaggi buffi e anche oggetti d’arredo, costruiti sempre grazie a materiali di scarto che acquisiscono nuova vita e nuova funzione. L’oggetto non è più vissuto passivamente ma chiede di essere interrogato, di cercare un perché anche nelle cose ordinarie. Riciclare con l’arte dà un senso nuovo agli oggetti e a chi li possiede?

Per quanto riguarda la dimensione domestica ho creato oggetti d’arredo, ponendo l’attenzione sul riciclo: buttare della roba non è cosa buona, basta rivederla o cambiarne l’uso e donarle un’altra vita con un utilizzo diverso. Per esempio, ho sostituito delle eliche del motore di una grossa barca e poichè inutilizzabili ho cambiato la loro funzione: ho creato degli appendiabiti aggiungendo alla loro estremità delle ancore, create da me in fusione. Quando le ho esposte, alcuni visitatori francesi volevano acquistarle per una cifra incredibile, ma ho preferito tenerli per i miei figli che spero, avranno del papà un bel ricordo.

DNA è una delle opere più recenti. Su uno sfondo di alluminio, con stringhe costituite da elementi di scarto, la vita prende a scorrere su strisce rigorosamente colorate. Al grigiore si oppone il colore, vitale, forte, ricco. Una pluralità senza la quale l’umanità sarebbe piatta.

DNA. Un’opera creata cercando il senso e lo spirito della vita. Tutti gli esseri viventi, e noi uomini, siamo unici. La vita è presente nelle forme, nei colori, nei cromosomi. Nella diversità e specificità di ognuno, ci ritroviamo uguali nel dialogo e nell’amore.