KING

Finalista Premio COMEL 2017
Menzione speciale della Giuria

di Rosa Manauzzi

Ha lavorato come architetto per importanti progetti in Australia, Europa, Usa, Medioriente e Russia. Fondatore e direttore del design studio NEON, con cui ha prodotto lavori per clienti di alto profilo, come Topshop, MONA, M&C Saatchi, Peroni e Hugo Boss. È stato senior architect presso lo Zaha Hadid Architects (ZHA), dove ha lavorato per il Centro Acquatico Olimpionico (Londra 2012), lo stadio per i campionati mondiali del Qatar (FIFA 2022), la Banca centrale irachena e il Centro mediorientale dell’Università di Oxford. Insegna a vari livelli, sia a studenti universitari sia in Master, tenendo corsi presso la Lund University in Svezia, la Barlett School of Architecture di Londra e la Monash University in Australia. Dirige lo Studio George King Architects (GKA).

www.georgekingarchitects.com
http://georgekingarchitects.com/projects https://vimeo.com/user40781503


Ha sempre avuto il desiderio di diventare un artista? Qual è il suo background?

Sono un architetto professionista che ha sempre avuto interesse nella scultura. Alla base della mia pratica c’è l’idea che queste discipline siano interconnesse e che i migliori progetti debbano coinvolgere, allo stesso tempo, architettura, arte e design.

Quali sono i principi guida e la modalità adottata nel suo lavoro?

Cerchiamo [si riferisce al team dello studio GKA – George King Architects] di produrre un tipo di lavoro che risulti coinvolgente e accattivante. Iniziamo prima con uno studio sul sito, ricercandone la storia e la cultura locali, e considerando le persone che vi vivono. Per l’opera “Holding Pattern”, per esempio, l’ispirazione è arrivata dall’importanza di Atlanta come crocevia per i trasporti, luogo di connessione per persone e merci che arrivano da tutto il mondo.

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L’opera “Holding Pattern” (2016) è stata selezionata dalla giura del Premio COMEL 2017 e ha ricevuto una Menzione Speciale. È formata da 137 piccoli aeroplani ricavati dall’alluminio in 12 misure diverse. Il risultato finale è un vortice che pende dal soffitto. La scultura ha fatto parte dell’esposizione di Atlanta, nel 2016, BeltLine, la più grande mostra d’arte temporanea nel sud degli Stati Uniti.
Come è nata l’idea? Quale è stata l’ispirazione?

L’ispirazione, come accennavo, è arrivata dall’aeroporto Hartsfield Jackson di Atlanta, che è il più trafficato al mondo. La scultura celebra l’importante ruolo che il trasporto ha avuto nel rendere Atlanta la città rinomata al mondo che è oggi. Un hub per il trasporto ferroviario e aereo che ha dato un contributo significativo all’economia, alla ricchezza sociale e culturale di Atlanta, del passato e del presente.
Questa rete non ha soltanto diffuso merci ma anche persone, le loro culture e la loro idea di cambiamento e progresso.

Nella presentazione dello Studio George King Architects (GKA Studio) ha affermato che la squadra di lavoro “ha lo scopo di consentire una risposta emotiva, di fermare le persone e interrompere la monotonia di ogni giorno.” Ovvero, provocare sentimenti e un impatto positivo. Qual è l’obiettivo più importante che condivide con il suo team di artisti e qual è la responsabilità dell’artista nella società?

Il nostro obiettivo finale è produrre un lavoro che induca le persone a concepire in modo diverso lo spazio in cui si trovano, lo spazio in cui vivono, lavorano o visitano e anche gli oggetti, le strutture e gli edifici con cui interagiscono ogni giorno. Proviamo a provocare un senso di meraviglia o mistero e mostriamo come la cura del design possa trasformare ciò che è ordinario, come una panchina o un sottopassaggio, in qualcosa di straordinario.

È stato senior architect presso lo Zaha Hadid Architects, dove ha lavorato per il Centro Acquatico dei Giochi Olimpici di Londra del 2012, lo stadio per la Coppa del Mondo FIFA del 2022 in Qatar, la Banca Centrale dell’Iraq e il Centro Mediorientale dell’Università di Oxford. Cosa pensa del genio di Zaha Hadid e quanto ha influenzato il suo modo di lavorare?

Zaha Hadid ha avuto un’influenza grandiosa sulla mia carriera e sul modo in cui concepisco il design e lo spazio. È stata una pensatrice e designer rivoluzionaria, anni luce avanti al suo tempo per molti aspetti. Mi ha insegnato a non accontentarmi delle cose comuni e a combattere per superare i limiti.

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Quali sono gli artisti ispiratori che considera emblematici per la sua carriera?

Ce ne sono molti, designers e architetti, troppi per elencarli tutti. Ammiro le menti rivoluzionarie del passato, come Duchamp che ha cambiato la percezione dell’arte. Quelli che più mi hanno influenzato, nel corso della mia carriera, sono artisti che spaziano tra arte e architettura, tra costruzioni e sculture. Mi affascinano eroi del passato come Gaudi, Le Corbusier, Frank Lloyd Wright, ma anche i contemporanei come Calatrava, Serra e Gormley.

Nel 2015 una delle sue incredibili istallazioni, dal titolo “House of Mirror”, è stata in mostra su una spiaggia australiana, durante il festival “Sculpture by the Sea”, a Cottesloe. Si è trattato di una reinterpretazione contemporanea delle capanne marine tradizionali australiane, in questo caso costruita con gabbie e specchi che riflettono tutti i frammenti della natura con effetto caleidoscopico. L’intento dichiarato era attrarre l’attenzione dei bagnanti. Pensa che l’arte contemporanea potrebbe avere una funzione speciale nel migliorare l’ambientazione naturale e promuovere un atteggiamento positivo verso la natura?

House of Mirrors (La casa degli specchi) è stata ideata per incoraggiare i bagnanti a considerare l’ambiente circostante da una prospettiva diversa. La natura è molto importante per il nostro benessere ma la diamo per scontata. Penso che l’arte abbia un ruolo importante nello sfidare le persone a esplorare il mondo da una diversa angolazione.

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Ha tenuto corsi importanti presso la Lund University in Svezia, la Bartlett School of Architecture di Londra e la Monash University in Australia e ha viaggiato molto per tenere mostre e incontri professionali, probabilmente confrontandosi con diverse culture e scenari vari. Quanto conta l’incontro con la diversità per il rinnovamento dell’arte?

È sempre entusiasmante viaggiare e apprendere da culture diverse, storie e racconti. Siamo felici di produrre lavori in tutto il mondo perché ci consente di immergerci nei luoghi e ci sentiamo ispirati a pensare diversamente, imparando sempre dalle persone che incontriamo.

Istallazioni dalle forme sospese pendono negli ingressi delle stazioni (“Holding Pattern”, per esempio sotto il Freedom PKWY lungo la linea trafficata BeltLine di Atlanta); forme in movimento che creano colore arricchiscono le vetrine dei centri commerciali (“Colour Wheel” e “Bloom” presso Topshop). Anche le istallazioni di grande formato si basano particolarmente sulla sospensione e sull’espressione cinetica. Sembra che si voglia dare il senso della luce.

Questi tipi di progetti temporanei sono importanti perché ci consentono di sperimentare, con idee diverse, ciò che non sarebbe possibile con opere permanenti che devono sopportare il test del tempo. Ci piace imparare da questi piccoli elementi e integrarli poi in pezzi scultorei più grandi e negli edifici che progettiamo.