Finalisti Premio COMEL 2015

di Rosa Manauzzi

Le opere di Tim Maslen e Jennifer Mehra sono presenti in numerose collezioni:Tattinger Collection, Svizzera, Galila Collection, Bruxelles, Art Es Collection, Madrid, Altered Landscape Collection, Nevada Museum of Art, The Frissiras Museum, Atene, Nature Art Museum, The South Australian Museum,The Art Gallery of Western Australia, UWA Art Collection, The Eden Project, RCI Liberty of the Seas Miami, The Holmes à Court Collection, Loreal Collection, Parigi, Lianzhou International Photography Collection, Cina, The Kerry Stokes Collection, Piramid Sanat, Istanbul.

Hanno esposto in mostre personali in molti Paesi in tutto il mondo. Un’interessante monografia sul loro lavoro è stata pubblicata con il titolo “Mirrored” nel 2008 dall’editore Verlag für modern Kunst Nürnberg con testi dei critici d’arte Edward Lucie-Smith and Eugene Blume.

http://www.voidgallery.com/index.html


Per iniziare, il pubblico è sicuramente curioso di sapere qualcosa sull’origine della coppia Maslen & Mehra. Come avete deciso di creare arte insieme?

Ci siamo incontrati a Londra nel 1999. Jennifer aveva messo su, e gestiva, una galleria d’arte con altri artisti. Tim aveva appena terminato un Master presso la Goldsmith University. Nel 2000 ci è stato offerto un posto alquanto insolito per l’allestimento di una mostra, a Sydney, durante le Olimpiadi. Abbiamo pensato di organizzare la mostra individualmente ma ci siamo resi conto che lo spazio era ideale per un’installazione. Abbiamo iniziato a sviluppare un’installazione scultorea in collaborazione per la mostra di Sydney e come preludio l’abbiamo prima presentata a Londra. Ci è piaciuto lavorare insieme e abbiamo scoperto che i nostri diversi processi mentali e abilità si completavano a vicenda. Da allora abbiamo sempre lavorato insieme (e durante il percorso ci siamo pure sposati…).

Nelle vostre fotografie colorate e di grande formato, il paesaggio è sempre presente, non semplicemente come sfondo però. Sembra essere l’estensione di uno spazio pittorico in cui si stagliano le figure profilate. Che tipo di paesaggio ricercate? Corrisponde ad uno spazio interiore o a uno spazio proiettato esteriormente? O è piuttosto uno spazio costruito dall’uomo, in cui l’essere umano ha occupato e colonizzato il territorio, come erano soliti fare gli antichi conquistatori?

Le sculture figurative si basano spesso su disegni di persone osservate in un contesto urbano: qualcuno con una ventiquattrore, qualcuno che parla al cellulare, ecc.. Aspiriamo a creare una sintesi insolita a prima vista, piazzandoli nel paesaggio e fotografandoli in un nuovo contesto. C’è la giustapposizione di gente di città e spazi aperti. Il risultato di queste simbiosi forzate è che solleva riflessioni sull’esistenza umana e allude all’impermanenza, alla fragilità dell’umanità. Le qualità illusorie delle composizioni consentono alle figure di emergere e di stagliarsi simultaneamente dal paesaggio. Ci sfidano con l’interrogativo: sono le persone che fanno parte della natura o sono una cosa a parte?

Le silhouette sono un marchio riconoscibile delle vostre opere. Sono ritagliate in due dimensioni da lastre riflettenti di alluminio. Cosa rappresentano simbolicamente e quando avete sviluppato questa tematica artistica?

Le sculture in alluminio ci consentono di creare illusioni temporanee che documentiamo con una video camera. Le figure-fantasma abitano per breve tempo la scena e sono visibili solo grazie al riflesso della superficie. Abbiamo sviluppato questa metodologia mentre ci occupavamo di una residenza all’Eden Project, in Cornovaglia. L’Eden Project ha una narrativa assai chiara sulla relazione tra persone e natura. Eravamo liberi di esplorare i biomi e investigare su idee diverse e iniziammo a sperimentare con interventi temporanei tra il fogliame.

L’alluminio è il vostro materiale preferito? Quali caratteristiche cercate di mettere maggiormente in risalto di questo metallo?

Per quanto ci riguarda pensiamo che sia il materiale perfetto per dare corpo a questo genere di opere, per la qualità riflettente dell’alluminio e il fatto che possiamo creare forme secondo il nostro progetto. Le stesse fotografie sono laminate tra Perspex [polimetilmetacrilato] e alluminio. Questo procedimento consente all’opera di respirare ed evita di confinarle in una cornice.

Osservando le opere di diverse collezioni e mostre, si è tentati di definire la vostra arte ‘ambientalista’. Forse è un termine azzardato e poco pertinente, dato che l’arte, nella libertà che consente, sfugge sempre a definizioni determinate, se non c’è un manifesto che dichiari esplicitamente una definizione precisa. Tuttavia risulta ambientalista nell’impegno che trasmette, nei vari scenari, nell’intrusione dei soldati nella natura. E la natura sembra sempre vincere il confronto: i soldati alla fine risultano una presenza temporanea, che può essere sostituita da altre silhouette, sempre pronte a scomparire, mentre rimangono gli alberi, l’erba, il paesaggio.

Tendiamo ad evitare di assegnarci definizioni e categorie, preferendo non creare limiti. Chi osserva può essere incline a riferirsi a noi come ‘artisti ambientalisti’. Tuttavia, è evidente, guardando indietro nel nostro percorso, che non abbiamo aderito ad alcun tipo di arte specifica, sia essa fotografia, scultura o installazione. Questo vale anche per la tematica del nostro lavoro, che è in continua evoluzione. Consideriamo il nostro primo approccio come ‘macro’, avendo avuto un orizzonte assai ampio. In risposta alla grande domanda: qual è il nostro posto nella natura, ovvero che ruolo ha la natura nel nostro mondo sviluppato? Consideriamo il nostro lavoro più recente come ‘micro’. Vale a dire ci stiamo affinando su dilemma politici e ambientali specifici. Ciò richiede una metodologia completamente diversa per creare opere che abbiamo una narrativa più curata nei dettagli.

È lo specchio che riflette l’osservatore o lo specchio proietta l’idea dell’artista? L’osservatore è direttamente coinvolto quando contempla la vostra l’opera e, allo stesso tempo, ritrova se stesso, vede la propria immagine.

Dipende completamente dalla persona che osserva e dal proprio vissuto. Alcuni non danno alcuna importanza al ruolo che hanno nel mondo naturale, mentre altri si relazioneranno all’opera su un livello personale. Possiamo solo esprimere i nostri sentimenti e immaginare che alcune persone condivideranno le nostre idee filosofiche.

Ci sono degli artisti del passato che rappresentano per voi fonte di ispirazione?

Non abbiamo mai seguito un artista in particolare. Apprezziamo ogni genere di arte, dall’antico al contemporaneo. Ci interessa l’opera che includa il lavoro dell’artista, parli direttamente e lasci allo spettatore la facoltà di formarsi una propria idea. Mentre da una parte può risultare interessante accrescere l’esperienza di un’opera d’arte con un testo descrittivo, dall’altra può essere deludente se l’opera è dipendente da questo.

American Eagle - Times Square - New York

American Eagle – Times Square – New York

Le vostre silhouette spesso rappresentano animali circondati da un ambiente urbano. Sono stati inseriti anche all’interno di strade di città importanti (New York, Roma, Berlino, ecc.). Che rapporto c’è tra la natura e lo scenario urbano? Gli animali vaganti mantengono la loro qualità ferina o sono le città che stanno acquisendo qualità bestiali?

I paesaggi fortemente urbanizzati sono fotografati nelle prime ore del mattino, svuotati dall’attività umana. Approfittiamo di questa opportunità effimera per reintrodurre specie native nell’immagine, sotto forma di sculture rispecchianti. Un capriolo pascola a Canary Wharf, nel distretto finanziario di Londra; un’aquila americana vola su Times Square, New York, catturando sull’ala riflettente un grattacielo e un neon brillante. L’immagine consente al pubblico di sperimentare la città, che è ancora silenziosa e immobile – un luogo che, di conseguenza, può sostenere l’esistenza di specie diverse dalla nostra. Questo non vuol dire che ci auguriamo la scomparsa delle persone e il trionfo della natura. L’immagine mira a ingaggiare una comunicazione con lo spettatore e a istillare in chi osserva il desiderio di diventare testimone di un’esistenza più bilanciata e sostenibile sulla terra.

Pensate che l’Arte Contemporanea abbia una funzione speciale nel migliorare l’ambiente naturale, ad esempio creando un tipo di architettura in armonia con il paesaggio, persino in ambiente urbano? O che possa in qualche modo mutare in positivo l’atteggiamento delle persone verso la natura?

L’architettura e la tecnologia che procedono con cautela nei confronti dell’ambiente, dovrebbero essere il futuro. Sfortunatamente, quando si tratta di far soldi, queste considerazioni non sono sempre prioritarie. Ammiriamo i progetti che considerano l’ambiente, che aspirano a sviluppare qualcosa in armonia con l’ambiente o che non siano dannosi. Fino a quando non diverrà consuetudine, ci saranno effetti sui cambiamenti climatici. L’Arte Contemporanea può sicuramente promuovere consapevolezza e apprezzamento verso il mondo naturale.

Essere un artista è una gioia o una responsabilità?

Pensiamo che non sia né l’uno né l’altro. È un cammino difficile. Se scegli di seguire il tuo estro creativo, è una scelta che ti condurrà fuori dalle norme sociali. Di conseguenza, i rischi e i sacrifici sono innumerevoli. Tuttavia c’è soddisfazione nel sapere che sei sincero con te stesso.