deodato

Vincitore Premio COMEL 2014

Spazio COMEL Arte Contemporanea
Dal 10 ottobre al 25 ottobre 2015
A cura di Daniela Bernardo

La mirabile eredità di un codice

Pino Deodato avverte l’alluminio quale elemento emozionale e combinando la creatività con le possibilità tecniche offerte dal duttile metallo realizza la scultura Colui che vede lontano, premiata alla terza edizione del Premio COMEL Vanna Migliorin 2014.

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La composta figurina si libra leggera nel vuoto privo della forza di gravitazione, tiene fermo il telescopio con ambedue le mani, la testa protesa per permettere all’occhio di fermare il movimento degli astri. Si staglia in solitudine contemplativa davanti alla grandiosità del creato, piccolissime le sue dimensioni contro lo sfondo del nulla.

Un’intrinseca forza si sprigiona dalla materia e una dolce, disarmante armonia invade l’essere, una musicalità percepita da tutti i sensi. Con muta eloquenza ci coinvolge a partecipare alla visione astrale, allegoria di un “viaggio orfico”, poiché si farà guida in un percorso iniziatico attraverso l’universo alla ricerca della “fonte orfica”, viatico alla purificazione. Una sensazione di sgomento sublime pervade l’osservatore, conscio dell’immensità cosmica che si trova ad affrontare l’essere che vuole spingersi per quei sentieri.

A coronare il successo dell’opera vincitrice, confermato dal consenso unanime di critica e di pubblico, lo Spazio COMEL, dal prossimo 10 ottobre, ospiterà la personale di scultura dell’artista: Lieve… e così sia, El, melek, naaman.

Tre le installazioni in esposizione: La Sera, La Notte, Il Giorno con le quali l’artista riprende idealmente il dialogo con il suo pubblico dando avvio ad un ciclo dal compiuto significato che ripropone il “viaggio annunciato” sin dal punto di partenza della mostra.

Immagini di espressività innocente appartengono al percepire estatico di Deodato. Frammenti poetici dai tratti istintuali primitivi tessono le trame di misteriose corrispondenze, di attimi sospesi in spazi fluidi. Una rappresentazione dall’apparente semplicità, vicina a quella di Klee che affermava: “Si può ricominciare da capo partendo dalla stanza dei bambini”. Ed è a partire da quella stanza e da questo sogno che egli sublima il suo mondo.

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Si allontana dal già noto e confonde, in modo consapevole, la realtà con la fantasia esaltando la soggettività, l’irrazionale. Forme dalla quieta armonia rivelano un dialogo profondo tra l’essere e l’esistenza celando, tuttavia, la chiave alla lettura interpretativa. Un modo peculiare di comunicare per simboli per cui nulla è più ciò che appare e il segno si lega ad espressioni esoteriche. L’artista fa propri modelli originati dalle dottrine dei diversi orientamenti filosofici e dalla tradizione giudaico-cristiana elaborando un repertorio di immagini sincretiche, dal linguaggio alchemico.

Parlare di alchimia in arte vuol dire esprimere in metafore e allegorie il pensiero ermetico e neo-platonico. L’artista diviene l'”adepto” consapevole di questa scienza segreta e le sue facoltà intellettuali rappresentano il “vaso” della trasmutazione che conduce al “far pietra dei filosofi”. Dalla fase iniziale della materia al nero, la Nigredo, si giunge alla meta finale: l’oro alchemico dal bianco bagliore. È un processo in cui”Il Giorno” si oppone a “La Notte” e la “luce” della conoscenza emerge dalle “tenebre” quale ricchezza spirituale che può essere estesa all’umanità.

museo

Il “tronco cavo” che simbolicamente rappresenta il “forno” dell’alchimista, “allusivo al fuoco filosofale che alimenta la materia”, svela la natura del vero “tesoro” del fabbricare alchemico, da identificarsi in quell'”oro” che è la creazione dell’arte prodotta dall’artista-adepto, seduto all’interno del suo “Museo”.

Pino Deodato porta in sé il dono di un codice ereditato e nelle sue creazioni trasforma l’esistenza profonda in magia del sentire. Decifrare il codice è comprendere il significato simbolico che egli pone in relazione dialettica con il mito, il favoloso preservando quel sapere ancestrale che riconduce a pura essenza i modelli archetipici presenti nella coscienza ma che è, anche, un modo di “vedere” con il cuore collegato saldamente all’amore.

L’artista palesa il contenuto lirico e rarefatto di un sentire che si abbandona all’intuizione, lampo di verità che sostiene lo spirito ed eleva l’intelletto, fonte di luminosa creatività, capace di congiungere armonicamente alla Natura le proprie radici.