Premio COMEL del Pubblico 2015

Vincitore Premio COMEL del Pubblico 2015

di Rosa Manauzzi

Andrea Meneghetti è nato nel 1977 a Bassano del Grappa (VI). Nel 1996 si diploma alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia e nel 1998 tiene la sua prima mostra personale. Ha all’attivo numerose esposizioni in gallerie e luoghi pubblici tra cui Galleria Civica Cavour (Padova), Salone Internazionale del Lusso (Fiera di Vicenza), Palazzo Pisani (Lonigo), Palazzo Fogazzaro (Schio), Boutique Malloni (Fuorisalone Milano).Vincitore Premio Comel del Pubblico 2015.


Ti sei diplomato presso la scuola internazionale di Grafica di Venezia nel 1996. Qual era l’idea di arte che ha ispirato la scelta di questa scuola e in cosa è stata fondamentale per la tua formazione.

All’epoca in cui mi sono iscritto alla scuola ero semplicemente attratto dalla grafica, dal fumetto e dall’illustrazione, ho scelto con una buona dose di inconsapevolezza giovanile.

Venezia è di per sé un’opera d’arte all’aperto. Durante la tua frequentazione formativa, cosa hai provato come artista di fronte ad una città che ha acceso la fantasia per tante creazioni del passato e continua a rapire turisti e artisti?

Venezia è una delle città che amo di più, ti apre e fa espandere il cuore, ogni sua parte è fonte di ispirazione e in base alla stagione in cui ti trovi propone scenari diversi che vanno dall’incanto all’estasi, la trovo una città connessa al sensibile, certi tramonti in autunno con il sole sulla laguna ti segnano.

Quali artisti ti hanno influenzato particolarmente nel corso degli anni?

In età giovanile Amedeo Modigliani e Keith Haring, adesso gli artisti che amo di più sono Giotto e Tamara de Lempicka.

Quali sono stati i materiali e le tecniche che hai privilegiato per le tue opere nel corso del tempo? E perché hai deciso di trasformare i tuoi quadri in sculture?

All’inizio usavo tempere e chine su tavola, successivamente gessetti su tavola e tela, poi smalti e inchiostro su tela. Desideravo da molto tempo fare uscire i soggetti dei miei quadri dalle tele e quando ho trovato il sistema di farlo l’ho fatto, è un modo per dare maggiore vita e libertà ai soggetti. La mia è sempre stata una ricerca sull’essenzialità, prima del segno poi della forma, levare tutto, eliminare il superfluo. Lasciare un nudo concetto estetico.

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Hai appena ricevuto il premio del pubblico nell’ambito della quarta edizione del Premio internazionale COMEL ‘Vanna Migliorin’ – Arte contemporanea, per l’opera “La primavera di Afrodite”. Un premio prestigioso, in cui ci si confronta con artisti dell’Unione Europea, e unico nel suo genere, visto l’impiego dell’alluminio. Già essere stato selezionato tra i tredici che avrebbero potuto esporre è stata una grande vittoria (circa 350 sono stati infatti i partecipanti). Inoltre la tua opera è stata la più votata dai visitatori. Vuol dire che il tuo messaggio è stato recepito, hai conquistato il pubblico.

Si, mi ha fatto molto piacere essere stato selezionato e ricevere l’apprezzamento del pubblico. Penso sia il riconoscimento massimo, entrarci in sintonia, sapere che ogni persona che vede l’opera e l’apprezza si porterà a casa un po’ dell’opera stessa

Afrodite, simbolo di bellezza, del femminile, e anche di forza. Un culto che ti piace rappresentare senza orpelli, nell’essenzialità, riuscendo a tratteggiarla nell’aria. Cosa rappresenta per te Afrodite? Cos’è che ti interessa cogliere nella riproposizione di questo affascinante soggetto?

Afrodite secondo me rappresenta tutto quello che di bello, esteticamente e/o interiormente, ha l’essere umano, ognuno è Afrodite in qualche misura. Mi interessa cogliere quindi aspetti di dolcezza, sensualità, forza, apertura, positività, amore.

Quali sono altre tematiche che hanno attirato, o attirano, la tua attenzione per i tuoi progetti artistici?

Mitologia, donne e femminilità.

Hai scritto un piccolo Manifesto artistico che è un autentico monumento alla vita, alla positività e alla creazione. Affidi all’artista la scelta e la responsabilità di creare di fronte alla possibilità anche di distruggere. Perché hai sentito la necessità di scriverlo nero su bianco?

L’ho scritto di getto, mosso dalla necessità di dissociarmi da quei sempre più numerosi artisti che sembrano più pubblicitari in cerca di sensazionalismi e clamori, invece di essere indagatori della mente, dell’animo umano e della natura. Secondo me bisogna inoltre avere la forza di guardare alla bellezza e non piangersi addosso e criticare tutto e tutti indiscriminatamente.

L’opera per te più importante finora e quella che sogni di realizzare.

L’opera più importante finora è decisamente “La Primavera di Afrodite”, quella che sogno di realizzare invece è un’opera per la Biennale d’Arte di Venezia da esporre nel padiglione Italia. Magari mi invitano.

La prossima mostra o lavoro in preparazione?

A fine maggio sono stato invitato ad esporre alcune opere da Mauro Spigarolo dell’associazione Polites di Bassano del Grappa, al congresso da loro organizzato “Rinascita Culturale del Territorio Bassanese” in cui interverranno figure del calibro di Philip Rylands direttore del Peggy Guggenheim Collection, Gian Antonio Stella e Carlo Fumian, nel frattempo continuo a lavorare al mio progetto Afrodite e sto preparando una mostra personale però con luogo e date da definire.